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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Cavallini, la messa resta vietata: il legale attende risposte entro una settimana

Dopo il trasferimento da Rebibbia a Parma, all’ex Nar non sarebbe più consentito partecipare alle celebrazioni: il difensore contesta l’assenza di motivazioni ufficiali.

Il punto contestato non è soltanto il divieto di partecipare alla messa, ma soprattutto l’assenza di una motivazione comunicata formalmente. Gabriele Bordoni, difensore di Gilberto Cavallini, riferisce di aver chiesto spiegazioni a più autorità senza ottenere finora una risposta precisa e annuncia nuove iniziative se il silenzio proseguirà.


Il trasferimento ha cambiato tutto

Cavallini, ex appartenente ai Nar e condannato in via definitiva per la strage di Bologna, è detenuto nuovamente dopo la revoca dei benefici e sottoposto all’isolamento diurno. Prima si trovava nel carcere romano di Rebibbia; da luglio è recluso a Parma, dove l’accesso alla funzione religiosa gli sarebbe stato impedito per ragioni di sicurezza mai chiarite.

Secondo il legale, a Rebibbia il detenuto poteva ancora assistere alla messa. Nel nuovo istituto, invece, questa possibilità è venuta meno, mentre in alcune occasioni gli sarebbe stato permesso di vedere il cappellano, senza però una regola riconoscibile o applicata con continuità.


Il rimpallo tra le autorità

Bordoni ha coinvolto il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, la direzione del carcere di Parma e la magistratura di sorveglianza. A suo dire, ciascun interlocutore avrebbe rinviato la competenza all’altro: l’amministrazione penitenziaria avrebbe indicato il magistrato, mentre quest’ultimo si sarebbe rimesso alle valutazioni dell’amministrazione.

L’avvocato ha quindi inviato una nuova comunicazione al magistrato di sorveglianza di Reggio Emilia, fissando una scadenza di una settimana per ricevere chiarimenti. Trascorso quel termine, ha fatto sapere che valuterà ogni iniziativa ritenuta necessaria. “Alla domanda perché Cavallini non può partecipare alla messa, io non so dare una risposta perché nessuno me l'ha data”, ha affermato.

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La fede come sostegno personale

Il difensore sostiene che la pratica religiosa rappresenti per Cavallini un appoggio importante. L’uomo, ha spiegato, non avrebbe mai negato le proprie responsabilità per fatti gravissimi e nella fede avrebbe trovato un maggiore equilibrio interiore, oltre a una forma di riconciliazione con il mondo esterno.

Per questo, la limitazione viene considerata particolarmente pesante, anche perché si inserisce in un periodo di isolamento diurno iniziato nel novembre dello scorso anno. “Limitargli o addirittura escludergli del tutto anche questa possibilità mi sembra veramente che vada in un territorio molto prossimo alla tortura”, ha dichiarato Bordoni.

Il legale insiste infine sul diritto del detenuto e della sua difesa a conoscere le ragioni delle restrizioni. A suo giudizio, una decisione sfavorevole potrebbe anche essere contestata nelle sedi competenti, ma dovrebbe prima essere resa comprensibile e formalizzata.

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