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Cronaca 1 min di letturaAggiornato 1 ora fa

Cassazione, la violenza domestica non ha attenuanti culturali

La sentenza riguarda una donna sposata a 15 anni in Nigeria e maltrattata per sei anni anche durante la gravidanza

Aggiornamento delle 20:03

In un altro procedimento, la Cassazione ha riconosciuto che l’omicidio di Saman Abbas fu il risultato di un piano familiare premeditato, non di un gesto improvviso. Le condanne sono definitive dal 15 luglio: ergastolo ai genitori e ai due cugini della 18enne, 22 anni allo zio. La ragazza era stata uccisa nel 2021 a Novellara perché voleva sottrarsi alle regole imposte dalla famiglia.

La Cassazione ha escluso qualsiasi attenuante legata a cultura, religione o tradizioni per chi maltratta la moglie. La sentenza è stata depositata il 3 novembre e ha confermato la responsabilità dell’uomo, aggiungendo l’aggravante dei futili motivi.

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Sei anni di maltrattamenti

La donna aveva 15 anni quando in Nigeria è stata data in sposa contro la sua volontà. Dal 2013 al 2019 ha subito percosse, minacce e umiliazioni, anche dopo il trasferimento in Italia.

Il marito l’ha aggredita persino mentre era incinta. Le impediva inoltre di disporre del denaro necessario per mantenere i figli e la minacciava di sottrarglieli se avesse deciso di rivolgersi alle autorità.


La denuncia e il processo

Con l’aiuto dei servizi sociali, nel 2019 la donna ha trovato la forza di denunciare il coniuge. L’uomo è stato condannato in primo grado e ha poi impugnato la decisione davanti alla Corte d’Appello di Perugia.

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Nel processo ha chiesto di considerare il proprio ambiente culturale e religioso come elemento attenuante. La difesa ha richiamato una concezione di subordinazione della donna all’uomo e la pratica della poligamia prevista dalla confessione islamica.


La decisione della Cassazione

I giudici supremi hanno respinto questa impostazione: nessun riferimento alle tradizioni del Paese d’origine o alla religione può ridurre la gravità delle violenze commesse contro la moglie.

La Corte ha inoltre ritenuto applicabile l’aggravante dei futili motivi. Secondo la decisione, imporre con la forza il controllo sulla vita e sulle libertà di un’altra persona rappresenta una ragione priva di adeguata giustificazione e non può attenuare la responsabilità penale.

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