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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Saman Abbas, la Cassazione conferma il delitto premeditato

Le motivazioni ricostruiscono il piano familiare e rendono definitive quattro condanne all’ergastolo e una a 22 anni

La Cassazione ha confermato che l’uccisione di Saman Abbas è stata preparata e non è nata da una reazione improvvisa. La 18enne è stata assassinata nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 a Novellara, in provincia di Reggio Emilia.

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La decisione dei giudici

Nelle motivazioni della sentenza, la Prima sezione penale ha spiegato che la ragazza voleva costruirsi un’esistenza diversa da quella imposta dalla famiglia. Per i giudici, il delitto è stato organizzato per punire le sue scelte e il desiderio di lasciare definitivamente la casa.

“L’omicidio di Saman non è da considerare un atto d’impeto, o comunque estemporaneo ma una decisione premeditata per sanzionare il disonore arrecato dalla ragazza”, hanno scritto i magistrati della Cassazione.

A luglio la Corte ha respinto i ricorsi presentati dai familiari. Sono così diventati definitivi i quattro ergastoli inflitti il 18 aprile 2025 dalla Corte d’Appello di Bologna ai genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen e ai cugini Noman Ul Haq e Ijaz Ikram, accusati dell’omicidio e della soppressione del cadavere.


Le condanne per i familiari

Per lo zio Danish Hasnain è invece diventata definitiva la pena di 22 anni di reclusione. In primo grado l’uomo era stato condannato a 14 anni; nel successivo giudizio sono state riconosciute le aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti, considerate equivalenti alle attenuanti generiche legate alla collaborazione fornita per ritrovare il corpo.

La decisione ha seguito le richieste della procura generale della Cassazione. Durante la requisitoria, l’avvocato generale Marco Dall’Olio aveva descritto il caso come “un’azione premeditata” e aveva sostenuto che Saman, pur essendo maggiorenne, non fosse libera di decidere autonomamente della propria vita.

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Gli elementi della ricostruzione

Secondo la Corte, la sentenza d’appello ha collegato numerosi indizi raccolti prima, durante e dopo il delitto. Tra questi ci sono le conversazioni telefoniche tra Shabbar Abbas e il fratello Hasnain, diventate più frequenti, lunghe e insolite rispetto alle abitudini della famiglia dopo che il padre aveva letto le chat private della figlia.

I giudici hanno inoltre esaminato l’accompagnamento della giovane verso il vialetto vicino all’abitazione, un segnale luminoso partito poco prima, il ruolo attribuito alla madre e l’attesa consapevole dell’uomo. Nella ricostruzione rientrano anche il possibile recupero dello zaino, la fuga all’estero del giorno successivo e alcune frasi rivolte dal padre al figlio dopo la scomparsa, interpretate come ammissioni della responsabilità per la morte.

La Cassazione ha ritenuto che l’idea di uccidere Saman fosse maturata in precedenza e fosse rimasta viva nel tempo. L’esecuzione sarebbe scattata quando la decisione della ragazza di abbandonare la famiglia è apparsa irreversibile.


Il ritrovamento del corpo

Saman è stata uccisa nel vialetto davanti alla casa e sepolta in una buca poco distante. A chiamare le forze dell’ordine è stato il fidanzato della giovane, mentre il corpo è stato individuato il 18 novembre 2022, circa un anno e mezzo dopo la scomparsa.

A indicare agli investigatori il luogo della sepoltura è stato lo zio Danish Hasnain, fuggito all’estero e arrestato a Parigi. Nelle motivazioni, i giudici hanno ritenuto che gli inviti della madre a restare in casa non avessero una funzione protettiva: secondo la sentenza, la donna ha accompagnato la figlia verso il luogo dove gli altri familiari la attendevano.

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