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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Caso Yara, il Dna riapre il fronte giudiziario per Bossetti

A Bergamo la difesa chiede un nuovo esame delle prove e contesta l’origine del campione genetico indicato come decisivo nel processo per la morte della 13enne.

Il punto centrale dell’udienza è il materiale genetico noto come “ignoto 1”, associato a Massimo Bossetti nel procedimento per la morte di Yara Gambirasio. Secondo uno dei suoi avvocati, quel Dna non sarebbe stato ricavato dagli slip della vittima, come invece sostenuto nel processo che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo dell’ex muratore.


Il nodo del campione genetico

La questione è stata sollevata prima dell’avvio dell’udienza davanti al tribunale di Bergamo, chiamato a valutare la richiesta di sottoporre nuovamente a esame alcuni elementi probatori. La difesa intende concentrarsi proprio sulla provenienza del reperto genetico indicato come “ignoto 1”.

Per il legale di Bossetti, l’attribuzione del Dna all’uomo condannato per l’omicidio della 13enne di Brembate deve essere riletta alla luce delle modalità con cui il campione sarebbe stato raccolto. La contestazione riguarda quindi un passaggio ritenuto essenziale nella ricostruzione accusatoria.

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L’ipotesi di riaprire il processo

L’udienza non coincide ancora con una richiesta formale di revisione del procedimento. L’obiettivo dichiarato dalla difesa è infatti arrivare a valutare quella strada in un momento successivo, dopo l’eventuale nuovo esame delle prove.

Bossetti sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. La difesa, attraverso l’iniziativa avviata a Bergamo, punta ora a ottenere un ulteriore approfondimento sul reperto genetico e sulle circostanze della sua acquisizione.

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