Caso Yara, il Dna riapre il fronte giudiziario per Bossetti
A Bergamo la difesa chiede un nuovo esame delle prove e contesta l’origine del campione genetico indicato come decisivo nel processo per la morte della 13enne.
Il punto centrale dell’udienza è il materiale genetico noto come “ignoto 1”, associato a Massimo Bossetti nel procedimento per la morte di Yara Gambirasio. Secondo uno dei suoi avvocati, quel Dna non sarebbe stato ricavato dagli slip della vittima, come invece sostenuto nel processo che ha portato alla condanna definitiva all’ergastolo dell’ex muratore.
Il nodo del campione genetico
La questione è stata sollevata prima dell’avvio dell’udienza davanti al tribunale di Bergamo, chiamato a valutare la richiesta di sottoporre nuovamente a esame alcuni elementi probatori. La difesa intende concentrarsi proprio sulla provenienza del reperto genetico indicato come “ignoto 1”.
Per il legale di Bossetti, l’attribuzione del Dna all’uomo condannato per l’omicidio della 13enne di Brembate deve essere riletta alla luce delle modalità con cui il campione sarebbe stato raccolto. La contestazione riguarda quindi un passaggio ritenuto essenziale nella ricostruzione accusatoria.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
L’ipotesi di riaprire il processo
L’udienza non coincide ancora con una richiesta formale di revisione del procedimento. L’obiettivo dichiarato dalla difesa è infatti arrivare a valutare quella strada in un momento successivo, dopo l’eventuale nuovo esame delle prove.
Bossetti sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo per l’uccisione di Yara Gambirasio. La difesa, attraverso l’iniziativa avviata a Bergamo, punta ora a ottenere un ulteriore approfondimento sul reperto genetico e sulle circostanze della sua acquisizione.
Continua a leggere
Garlasco, il profilo segreto di Stasi: chi lo descrisse così
Nel 2007 emerse una valutazione psicologica basata sugli interrogatori, ma il documento non fu mai commissionato dalla Procura né inserito nel fascicolo.
Un anno dopo Pamela Genini, Soncin ammette le sue colpe
L’ex compagno della donna, uccisa a Milano un anno fa, si rivolge alla famiglia e riconosce la propria responsabilità per il dolore provocato.
Caivano, ferito sul lavoro e lasciato in strada: tre indagati
La Procura di Napoli Nord indaga sulla morte di Salvatore Calignano, operaio di 61 anni, mentre l’esame autoptico è stato programmato per mercoledì pomeriggio.
Pamela Genini, Soncin rompe il silenzio: «Il perdono non si può pretendere
In aula a Milano l’imputato ha chiesto scusa ai familiari della giovane e ha riconosciuto la gravità delle conseguenze del delitto.