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Cronaca 2 min di lettura13 ore fa

Caso Rossi, la caduta cambia tutto: gli esperti vedono un’aggressione

Le prove realizzate a Roma per la commissione parlamentare indicano lesioni non spiegabili con una semplice precipitazione e fanno ipotizzare l’intervento di più persone.

Le conclusioni definitive arriveranno soltanto tra circa un mese e mezzo, ma le prime valutazioni sulla morte di David Rossi spostano l’attenzione dall’ipotesi del suicidio a quella di un’aggressione. Alcune ferite riportate dal responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena non sembrerebbero infatti riconducibili alla caduta dalla finestra dell’ufficio di piazza Salimbeni, avvenuta il 6 marzo 2013.


Le ferite aprono lo scenario dell’aggressione

Marco Nigrisoli, consulente tecnico della commissione parlamentare d’inchiesta, ha spiegato che una parte significativa dei traumi sarebbe stata provocata prima dell’impatto con il suolo. “La perizia conferma che gran parte delle lesioni di David Rossi sono state procurate da un meccanismo di aggressione che lui ha subito”, ha dichiarato al termine delle prove.

Tra gli elementi esaminati c’è la frattura del capitello radiale sinistro, individuata attraverso una Tac. Secondo Nigrisoli, il danno è compatibile con una leva esercitata da un’altra persona sull’arto e, quindi, con un’azione fisica esterna. La ricostruzione tecnica porta così a considerare possibile il coinvolgimento di almeno due soggetti, mentre resta da chiarire il movente: tra le ipotesi valutate figurano una minaccia o un tentativo di estorsione.


La caduta ricreata in palestra

Il 28 settembre, nella palestra dell’università del Foro Italico, gli esperti hanno riprodotto la scena utilizzando una struttura simile alla finestra dell’ufficio di Rossi. Per i test è stato impiegato un atleta dell’Arma dei carabinieri con un peso paragonabile a quello del manager, sotto la supervisione dei Ris.

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Sono state messe a confronto più possibilità: l’azione di una sola persona, quella di due o tre aggressori e la condizione della vittima, cosciente oppure priva di sensi. L’obiettivo era raccogliere dati utili per stabilire quale dinamica potesse spiegare insieme la traiettoria della caduta e le lesioni riscontrate sul corpo.


Il verdetto tecnico non è ancora definitivo

Anche Robbi Manghi, consulente incaricato dalla commissione, ha escluso che Rossi possa essersi procurato autonomamente quelle lesioni prima di precipitare. “Quella sera non è successo nulla che Rossi si sia procurato da solo prima della precipitazione, evento procurato da terzi dopo un’aggressione: questo è un dato certo”, ha affermato.

Le indicazioni emerse finora restano comunque provvisorie. La relazione conclusiva della perizia, attesa tra un mese e mezzo, dovrà mettere in ordine i risultati delle simulazioni e stabilire con maggiore precisione la dinamica della morte e il numero delle persone eventualmente coinvolte.

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