Caso Resinovich, tre profili maschili senza nome: cosa può cambiare
Le analisi hanno isolato tre tracce genetiche diverse, escluse quelle di Sebastiano Visintin e dei soggetti già sottoposti a mappatura.
La giudice per le indagini preliminari Flavia Mangiante dovrà valutare anche la richiesta della pubblico ministero Ilaria Iozzi di acquisire con incidente probatorio la testimonianza di Silvia Radin, cugina di Liliana Resinovich. L’obiettivo è rendere le sue dichiarazioni utilizzabili nel procedimento, come già avvenuto per Claudio Sterpin, morto nei mesi scorsi.
La decisione potrebbe intrecciarsi con il nuovo esame delle tracce genetiche, che sarà affrontato il 30 ottobre davanti alla gip. In quella sede dovrebbero essere esaminate le conclusioni della perizia disposta sul materiale raccolto durante le indagini.
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La testimonianza può diventare decisiva
L’incidente probatorio serve a fissare una deposizione in una forma valida anche per le fasi successive del procedimento. La procura aveva già seguito lo stesso percorso con Sterpin, indicato come una delle persone più vicine a Liliana.
Ora l’attenzione si concentra sulla posizione di Radin e sul possibile contributo che il suo racconto potrà offrire alla ricostruzione degli ultimi periodi della vita della donna. Spetterà alla giudice stabilire se accogliere l’istanza della procura.
Tre tracce, tre uomini diversi
Le analisi non hanno ricondotto il materiale maschile rinvenuto sui reperti a un singolo individuo. Sono infatti emersi tre profili genetici distinti: uno dal cordino utilizzato da Liliana come portachiavi, un altro dai jeans e dal sacco nero sistemato sulle gambe, mentre il terzo è stato ricavato da un capello trovato sulla manica della maglia.
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Quest’ultima evidenza è stata identificata con la sigla Ancona1. Per nessuno dei tre profili, tuttavia, esiste ancora un’identità: sarà necessario capire a chi appartengano e soprattutto in quale momento e con quali modalità il materiale biologico sia arrivato sui reperti.
Esclusi Visintin e i già esaminati
Un dato appare già definito: nessuno dei tre profili coincide con quello di Sebastiano Visintin, marito della vittima e unico indagato per la morte di Liliana Resinovich. Le comparazioni, secondo quanto emerso, non avrebbero dato corrispondenza neppure con le persone già sottoposte al prelievo del DNA nel corso dell’inchiesta.
Tra i soggetti mappati figurano Piergiorgio Visintin, figlio di Sebastiano, Claudio Sterpin, Salvatore Nasti e Fulvio Covalero. Il reperto genetico, però, non offre ancora una risposta sull’origine delle tracce: gli investigatori dovranno verificare se siano legate ai fatti esaminati oppure a una possibile contaminazione avvenuta durante la gestione dei resti.
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