Caso Onorato, la vedova rilancia: «Il suicidio non convince»
La difesa di Francesca Donato chiede nuovi approfondimenti e segnala elementi ancora non chiariti sulla morte dell’architetto palermitano
La famiglia di Angelo Onorato torna a contestare la ricostruzione della Procura di Palermo, che dopo mesi di accertamenti ha indicato il suicidio come causa della morte dell’architetto. La vedova Francesca Donato, attraverso il suo legale Vincenzo Lo Re, ha depositato una nuova opposizione alla richiesta di archiviazione del procedimento aperto per omicidio contro ignoti.
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Gli elementi che la difesa contesta
Secondo la difesa, il quadro investigativo presenta ancora passaggi non verificati e circostanze incompatibili, almeno in parte, con l’ipotesi del suicidio. «Riteniamo che aspetti fondamentali della vicenda non siano stati ancora chiariti e che permangano elementi che meritano ulteriori accertamenti», ha sostenuto Lo Re nell’atto presentato alla magistratura.
Uno dei punti principali riguarda l’accesso all’area in cui fu trovata l’auto. La tesi secondo cui il luogo sarebbe raggiungibile soltanto lungo un tragitto controllato dalle telecamere viene messa in discussione dalla difesa: le annotazioni della Squadra Mobile, infatti, non mostrerebbero né l’inferriata vicina alla vettura né il passaggio pedonale verso via Minutilla.
La scena dell’auto resta al centro
Nell’opposizione vengono richiamati anche diversi dettagli rilevati nell’abitacolo. Lo sportello posteriore destro risultava aperto alle 11.07 e non sarebbe stato richiuso; sui tappetini posteriori erano presenti aghi di pino, mentre la cintura di sicurezza appariva collocata in modo anomalo. Sulla fascetta, inoltre, non furono rilevate impronte.
Sempre alle 11.07, Onorato aveva riferito telefonicamente a un dipendente di trovarsi «con persone». Per la difesa, questo elemento deve essere valutato insieme agli altri dati emersi sulla scena e non può essere considerato isolatamente nel percorso che ha portato alla richiesta di archiviazione.
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Nuovi accertamenti chiesti al gip
Lo Re ha ricordato anche l’ordinanza del 20 marzo 2026. Con quel provvedimento, il giudice per le indagini preliminari aveva accolto una precedente opposizione e ordinato ulteriori verifiche sui possibili percorsi a piedi nella zona, sugli aspetti medico-legali, sulle tracce genetiche e sui rapporti personali ed economici dell’architetto.
La difesa sostiene però che una parte degli approfondimenti non sia stata svolta e che altri esami siano stati eseguiti senza un livello di analisi ritenuto adeguato. Per questo chiede che il procedimento non venga chiuso prima di completare le verifiche indicate.
Il nodo delle tracce genetiche
All’opposizione è stata allegata una relazione della genetista incaricata dalla parte, Elena Carra. Nel documento vengono segnalate tracce di Dna riconducibili a uno o più soggetti non identificati su dodici reperti.
La relazione sollecita ulteriori analisi sui campioni. L’obiettivo della difesa, ha concluso Lo Re, è ottenere una ricostruzione completa della morte di Onorato: secondo il legale, le questioni ancora aperte rendono necessario proseguire le indagini prima di arrivare a una decisione definitiva sull’archiviazione.
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