Caso Garlasco, a Pavia due indagini sulle anomalie
Nel mirino dei pm anche il fascicolo del 2017 e gli accertamenti del Ris sull’omicidio di Chiara Poggi
La Procura di Pavia ha aperto due filoni investigativi sul caso Garlasco: uno riguarda le verifiche dei carabinieri del 2017, l’altro il lavoro svolto dal Ris nel 2007. Gli accertamenti sono partiti dagli atti trasmessi dalla Procura di Brescia circa un mese e mezzo fa.
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Le verifiche sul fascicolo del 2017
Il primo procedimento esamina le presunte irregolarità dell’indagine che aveva coinvolto Andrea Sempio e che si era conclusa con l’archiviazione. Tra gli elementi analizzati figurano trascrizioni incomplete di intercettazioni, contatti considerati anomali tra alcuni investigatori e Sempio e possibili omissioni nei tabulati telefonici.
In una conversazione del novembre 2025, Sempio aveva espresso dubbi sui rapporti tra il suo ex legale Soldani e il carabiniere Silvio Sapone: «Non vorrei che davvero Soldani abbia avuto dei contatti con Sapone oltre quelli che so io». La frase, insieme ad altri passaggi, è ora esaminata dai magistrati pavesi.
La posizione di Giuseppe Sempio è stata trasferita da Brescia a Pavia. Nel fascicolo vengono valutate anche le posizioni di Andrea Sempio, di tre suoi ex avvocati, tra cui Massimo Lovati, e di quattro carabinieri, compresi Giuseppe Spoto e Silvio Sapone. La Procura non ha comunicato se Andrea Sempio sia formalmente indagato.
I sospetti sul lavoro del Ris
L’altro filone riguarda gli accertamenti compiuti nel 2007 dal Reparto investigazioni scientifiche, allora diretto da Luciano Garofano. I pm Fabio Napoleone e Stefano Civardi, affiancati dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Milano, stanno verificando almeno cinque elementi ritenuti meritevoli di approfondimento.
Tra questi ci sono due risultati negativi relativi al Dna sui pedali della bicicletta attribuita a Chiara Poggi. Gli esiti, datati 20 settembre 2007 e quindi precedenti di quattro giorni il fermo di Alberto Stasi, non sarebbero stati inseriti nel fascicolo processuale.
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Un appunto ritrovato nella documentazione originale del Ris indicherebbe inoltre che il capitano Alberto Marino avrebbe omesso un test negativo sulla presenza di sangue associata a quel profilo genetico. Restano da chiarire anche le analisi su un altro Dna maschile individuato sui pedali e non confluite negli atti del processo a Stasi.
Gli investigatori stanno verificando pure la possibile confusione tra i campioni prelevati dal cucchiaino usato da Chiara Poggi per la colazione e quelli raccolti sui pedali. Nel materiale esaminato è stata trovata anche una valutazione psicologica su Stasi, all’epoca studente della Bocconi, che non sarebbe stata autorizzata dalla pm di Vigevano Rosa Muscio.
L’ipotesi di un accordo
Nel procedimento relativo alle presunte pressioni per condizionare l’indagine del 2017, l’ipotesi iniziale di corruzione in atti giudiziari potrebbe essere modificata in induzione indebita. L’attenzione si concentra anche su circa 45mila euro in contanti movimentati dalla famiglia Sempio undici anni fa, denaro che i familiari hanno spiegato essere destinato alle spese legali.
Archiviando la posizione dell’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, il gip di Brescia aveva ipotizzato l’esistenza di un possibile accordo a livello della polizia giudiziaria oppure di un credito vantato senza fondamento ai danni degli stessi Sempio. Gli accertamenti sono ora affidati alla Procura di Pavia.
Nel fascicolo sul lavoro del Ris vengono invece esaminate le ipotesi di depistaggio e falso, comprese quelle che potrebbero riguardare i verbali più recenti sulle versioni fornite dagli ex investigatori. Alberto Stasi, condannato per l’omicidio di Chiara Poggi, si prepara intanto a chiedere la revisione della sentenza.
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