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Cronaca 2 min di lettura45 min fa

Dopo gli allarmi bomba, Saccone: servono indagini tradizionali

Il docente ed ex appartenente ai servizi analizza i rischi dopo i messaggi anonimi ricevuti negli scali italiani.

Gli aeroporti di Fiumicino e Malpensa sono stati interessati da allarmi bomba anonimi. Per Umberto Saccone, docente alla Luiss ed ex appartenente all’Arma dei carabinieri e ai servizi di intelligence italiani, anche una minaccia non attuata può incidere sulla sicurezza nazionale.

In un’intervista ad Adnkronos, Saccone ha spiegato che l’obiettivo potrebbe essere creare disagi, rallentare le attività degli scali e diffondere una percezione di vulnerabilità, senza arrivare a colpire fisicamente le infrastrutture.

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Il rischio di una strategia coordinata

Secondo Saccone, gli investigatori devono chiarire se i messaggi siano episodi separati oppure parti di un’unica iniziativa. Nel secondo caso, le comunicazioni potrebbero puntare a sottoporre le forze di sicurezza a una pressione ripetuta e a compromettere la regolarità delle operazioni aeroportuali.

“Non è necessario che la minaccia si concretizzi: è sufficiente renderla credibile per provocare l’attivazione dei dispositivi di sicurezza, compromettere la continuità operativa e generare un clima di incertezza”, ha affermato il docente, commentando gli episodi.

L’eventuale matrice internazionale aggiungerebbe ulteriori difficoltà. Il luogo in cui nasce il piano, quello da cui parte il messaggio e il territorio nel quale viene recapitato potrebbero infatti essere diversi, rendendo più complessa la ricostruzione delle responsabilità.

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Le tecniche per risalire all’autore

Per individuare l’origine delle minacce, Saccone ritiene necessario affiancare agli strumenti tecnologici i metodi investigativi tradizionali. L’analisi dei materiali utilizzati, delle impronte e delle tracce biologiche può essere integrata dallo studio del linguaggio e dal confronto tra le modalità dei diversi episodi.

Questi elementi, valutati insieme, possono aiutare a stabilire se comunicazioni apparentemente scollegate siano riconducibili alla stessa mano. L’accertamento presenta caratteristiche diverse rispetto a un attacco informatico, nel quale gli investigatori possono utilizzare strumenti specifici per esaminare le tracce digitali, pur con difficoltà nell’attribuzione.

“L’intelligence tecnologica è indispensabile, ma non può sostituire quella umana”, ha osservato Saccone. A suo giudizio, restano necessari il contributo di fonti qualificate, la valutazione delle intenzioni degli autori e il coordinamento tra servizi di intelligence e autorità investigative.

L’indagine, ha aggiunto, non dovrebbe limitarsi a identificare chi ha materialmente inviato il messaggio. Occorre verificare anche l’eventuale presenza di mandanti, le finalità dell’azione e i collegamenti con un piano più ampio.

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