Caso Fakir, perito della famiglia contesta il ruolo della cocaina
Le osservazioni depositate a Bologna collegano il peggioramento respiratorio al contenimento e contestano le conclusioni della Procura
La consulenza della famiglia Fakir attribuisce alla contenzione fisica un ruolo decisivo nel peggioramento respiratorio che portò alla morte di Abderrahim Fakir, deceduto il 19 luglio al Pilastro di Bologna durante un intervento della Polizia.
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La compressione durante il fermo
L’assenza di fratture o altri danni alle ossa del torace, secondo il medico legale, non basta a escludere una difficoltà nella ventilazione provocata dalla pressione sul petto. La compromissione potrebbe quindi essere stata funzionale, senza lasciare necessariamente lesioni scheletriche evidenti.
Nelle osservazioni viene indicata come fase più vicina al collasso respiratorio quella del contenimento, con Fakir tenuto in posizione prona e immobilizzato. La limitazione dei movimenti toracici avrebbe inciso sulla meccanica della respirazione: «Il fattore temporalmente e fisiopatologicamente più prossimo alla precipitazione dell’insufficienza respiratoria è rappresentato dalla fase di contenimento fisico».
Le contestazioni alla perizia
Le valutazioni sono state redatte dal professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina legale alla Sapienza di Roma, per conto dell’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari. Il documento critica la consulenza medico-legale depositata nelle scorse ore dai periti nominati dalla Procura di Bologna.
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La tesi della famiglia respinge l’ipotesi secondo cui l’intossicazione acuta da cocaina sarebbe stata la causa principale del decesso. Fineschi sostiene invece che la contenzione abbia avuto «un ruolo determinante nella precipitazione dell’insufficienza respiratoria».
Cocaina e patologie preesistenti
Per il consulente, il riscontro di cocaina nei test tossicologici dimostra il contatto con la sostanza, ma non prova né che abbia provocato l’emorragia alveolare né che sia stata all’origine della morte. Anche l’attribuzione esclusiva dell’emorragia alla cocaina viene quindi considerata non dimostrata.
L’autopsia aveva inoltre evidenziato una cardiopatia severa. Fineschi la interpreta come una condizione cronica capace di aumentare la vulnerabilità, senza però elementi per sostenere che Fakir fosse stato colpito da un episodio cardiaco acuto.
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