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Cronaca 1 min di lettura4 ore fa

Case universitarie, l’accusa: 1,2 miliardi e solo il 3,8% pubblico

L’Unione degli Universitari ha avviato una protesta nazionale con tende davanti a Montecitorio e in dieci atenei contro caro-affitti e politiche abitative

Il nodo della protesta è nei numeri: dei 60 mila posti letto annunciati per gli universitari, secondo l’Unione degli Universitari ne sarebbero stati realizzati 33 mila e appena il 3,8% avrebbe natura pubblica. L’organizzazione contesta inoltre l’impiego di 1,2 miliardi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per strutture private, con stanze che possono arrivare a 1.000 euro al mese.


La protesta parte dal caro-affitti

Per rendere visibile la mobilitazione, studentesse e studenti hanno montato tende in piazza Montecitorio e davanti a dieci sedi universitarie. L’iniziativa, intitolata “Cara Italia, quanto ci costi?”, coinvolge città del Nord e del Sud, tra cui Milano, Bologna, Genova, Pavia e Lecce.

L’Unione degli Universitari sostiene che il costo della vita stia rendendo sempre più difficile frequentare gli atenei e accusa le istituzioni di avere trasformato il Diritto allo Studio in un’opportunità per operatori privati. “Siamo tornati in tenda perché sulla casa abbiamo visto soltanto peggioramenti”, ha affermato Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’organizzazione.

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Pnrr, il bilancio contestato dagli studenti

Brizzola ha criticato la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, sostenendo che l’emergenza abitativa non sia stata risolta e che l’obiettivo fissato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza sia ancora lontano. A suo giudizio, le residenze realizzate non rappresentano una vera politica di edilizia universitaria, ma alimentano costi insostenibili per gli studenti con minori risorse.

Nel corso della mobilitazione, l’organizzazione ha chiesto almeno 7 miliardi di euro destinati all’università pubblica e al Diritto allo Studio. La coordinatrice ha anche richiamato i modelli adottati in Francia e Spagna, indicandoli come esempi di sistemi nei quali sarebbe possibile costruire un diverso rapporto tra università, abitazione e futuro dei giovani.

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