Casa Bianca, stop del giudice: i media banditi tornano in gioco
Il tribunale di Washington ha imposto una sospensione temporanea e chiesto il rientro dei badge a CNN, MSNOW e Politico, mentre resta aperto il braccio di ferro tra Trump e le testate escluse.
Le testate coinvolte parlano di un attacco diretto alla libertà di stampa e sostengono che il provvedimento firmato da Donald Trump violi il Primo Emendamento. CNN, MSNOW e Politico hanno infatti contestato la scelta della Casa Bianca, definendola una punizione legata ai contenuti della loro copertura giornalistica.
La contestazione dei media esclusi
Per i tre gruppi editoriali, il punto non è soltanto l’accesso agli spazi della presidenza, ma il principio che lo regola. Secondo la loro linea difensiva, l’amministrazione li avrebbe penalizzati per ciò che pubblicano, cioè per notizie non gradite al presidente statunitense.
In questo quadro si inserisce la decisione del giudice Timothy Kelly, che ha ordinato un blocco temporaneo della misura voluta da Trump. Il magistrato, nominato dallo stesso presidente nel 2017, aveva già affrontato nel 2018 un caso simile, quando dispose il ritorno delle credenziali a un cronista della CNN.
L’ordine del tribunale di Washington
L’udienza si è svolta il 23 settembre e si è chiusa senza una sentenza immediata. Kelly ha però ritenuto che la revoca dei badge sia avvenuta senza un procedimento adeguato sul piano costituzionale, richiamando il diritto dei giornalisti a ricevere avviso e possibilità di difesa prima di essere privati di una tutela protetta dalla Carta.
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Il giorno seguente, il 24 settembre, è arrivato l’ordine restrittivo temporaneo: durerà 14 giorni e impone alla Casa Bianca di restituire subito le credenziali stampa ai tre media. Si tratta di una misura pensata per mantenere invariata la situazione mentre il tribunale approfondisce la vicenda.
Lo scontro con Trump si allarga
Il divieto era stato annunciato il 18 settembre, in un nuovo capitolo del conflitto tra Trump e le testate che criticano la sua azione politica. In quell’occasione il presidente aveva accusato i media interessati di diffondere “fake news”, mentre più di recente ha descritto la loro copertura negativa come un rischio per il Paese.
Per ora, dunque, la Casa Bianca deve arretrare e restituire l’accesso ai tre organi di informazione. La partita, però, non è chiusa: il provvedimento del giudice è provvisorio e lascia aperto il giudizio di merito sul caso.
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