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Cronaca 3 min di lettura44 min fa

Caro gasolio, aiuti da 175,2 milioni ma la protesta lascia un’ombra

In Campania i blocchi sono stati rimossi e i rifornimenti ripartono, mentre restano le indagini sulle possibili pressioni criminali e il confronto sugli aiuti.

Restano da chiarire le eventuali pressioni esercitate durante la mobilitazione degli autotrasportatori: gli investigatori stanno verificando se, oltre alle richieste legate al costo del gasolio, ci siano stati tentativi di intimidazione. Si tratta ancora di ipotesi da accertare, che non riguardano automaticamente l’intera categoria.

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A Napoli si cercano condizionamenti

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo per capire se organizzazioni criminali possano aver influenzato la protesta. Gli accertamenti puntano a individuare eventuali minacce o ostacoli rivolti agli operatori intenzionati a continuare la propria attività.

L’inchiesta dovrà separare le rivendicazioni economiche legittime da possibili interferenze esterne. Al momento non emergono elementi tali da estendere i sospetti a tutti gli autotrasportatori coinvolti nella mobilitazione.


I blocchi lasciano spazio ai rifornimenti

Nel frattempo, la situazione sul territorio sta lentamente migliorando. La fine di molti presidi nel Mezzogiorno consente alla circolazione di riprendere, anche se la distribuzione di carburanti e merci deve ancora recuperare gli arretrati accumulati durante i giorni di protesta.

In Campania il cambiamento più evidente si è registrato durante la notte, quando sono stati tolti tutti i presidi di camionisti e agricoltori presenti lungo la rete autostradale, nel Casertano e nel Salernitano. Anche l’area di via Argine, nella zona orientale di Napoli e vicino a una raffineria, è stata liberata: le forze dell’ordine hanno accompagnato i mezzi diretti alle stazioni di servizio per agevolare le consegne.


Il ritorno alla normalità sarà graduale

Prima dello sgombero del presidio napoletano, i manifestanti avevano raggiunto la raffineria procedendo lentamente e senza incidenti, così da contestare il rincaro del carburante. La rimozione dei punti di protesta rappresenta un passo verso la ripresa, ma non elimina in tempi immediati le difficoltà nella disponibilità dei prodotti.

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Un ridimensionamento della mobilitazione si è verificato anche in Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia. In queste regioni sono state interrotte diverse iniziative e sono stati tolti numerosi blocchi, mentre resta da smaltire il ritardo accumulato nel trasporto delle merci e nel rifornimento dei distributori.


Gli stanziamenti non placano tutti

Il Consiglio dei ministri ha approvato giovedì un intervento complessivo da 175,2 milioni di euro per contenere l’impatto del caro carburante e sostenere i settori più esposti. All’autotrasporto sono stati assegnati 105,2 milioni, mentre 60 milioni sono destinati all’agricoltura e 10 milioni alla pesca.

Per le imprese di trasporto sono previste nuove risorse per il credito d’imposta sul gasolio. Il pacchetto consente inoltre di rinviare fino al 31 marzo 2027 il pagamento di alcuni canoni relativi al leasing dei veicoli, con l’obiettivo di ridurre la pressione sui bilanci e favorire la ripartenza.


Il Garante valuta la precettazione

Una parte della categoria giudica comunque gli interventi ancora troppo limitati rispetto alla crescita dei costi di gestione e continua a chiedere misure più robuste. La vertenza economica, quindi, non può considerarsi chiusa con la sola riapertura delle strade.

La Commissione di garanzia sugli scioperi ha segnalato alle autorità i rischi di un prolungamento delle interruzioni, richiamando la necessità di assicurare spostamenti, tutela della salute, sicurezza e disponibilità dei beni essenziali. Per questo ha invitato a valutare i provvedimenti necessari, compresa la precettazione: non è una decisione già adottata, ma una richiesta finalizzata a evitare che eventuali blocchi residui compromettano ancora le consegne e i servizi indispensabili.

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