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Cronaca 3 min di lettura53 min fa

Milano, la protesta cambia rotta: studenti verso il 30 ottobre

Dopo le violenze nel centro della città, i collettivi criticano la risposta repressiva e il Tribunale dispone il carcere per tre minori, domiciliari o comunità per altri 21

Per Giano, esponente del collettivo Deriva, gli episodi di Milano non possono essere letti soltanto come un problema di ordine pubblico. A suo giudizio, la reazione delle istituzioni rischia di alimentare lo scontro invece di affrontare il disagio sociale che attraversa la città e lascia molti giovani senza ascolto.

L’attivista contesta anche una parte della sinistra istituzionale, accusata di non cogliere la complessità della situazione. «Quando un’istanza viene completamente silenziata e il mondo continua nella direzione che vediamo, prima o poi le esplosioni arrivano», ha affermato, sostenendo che servirebbe un percorso comune anziché una contrapposizione permanente tra gruppi sociali.

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La rabbia cerca uno sbocco politico

Emma Citterio, attivista del Lambretta, collega le tensioni a un futuro percepito come precario, a una scuola considerata incapace di offrire strumenti di lettura della realtà e a un dibattito pubblico dominato dai social. Per lei, gli episodi del fine settimana non devono essere né celebrati né liquidati con una condanna, ma inseriti in un quadro più ampio.

Nel mirino finisce anche la linea del governo, ritenuta concentrata sulla repressione. Citterio chiede invece interventi educativi e strumenti per comprendere il malessere giovanile; critica inoltre l’idea di aumentare il ricorso al carcere per i minorenni, ricordando le condizioni di sovraffollamento degli istituti e la loro scarsa funzione rieducativa.

Giano ha spiegato che i collettivi intendono trasformare la rabbia suscitata dalle immagini degli scontri in partecipazione politica. Il riferimento è allo sciopero generale del 30 ottobre, proclamato dai sindacati di base, indicato dagli studenti come il momento nel quale costruire una mobilitazione più ampia.


Il 24 ottobre senza una mobilitazione

L’assemblea riunita ai giardini Indro Montanelli di via Palestro ha scelto di non organizzare una manifestazione studentesca per sabato 24 ottobre. Secondo quanto emerso dal confronto, mancano una piazza definita e una convocazione pubblica, mentre il clima viene percepito come orientato a impedire qualsiasi iniziativa.

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I collettivi non escludono comunque di recarsi in centro per osservare l’evoluzione della giornata. L’appuntamento considerato davvero centrale resta però quello del 30 ottobre, quando gli studenti della cosiddetta generazione Z intendono presentarsi con parole d’ordine capaci di interpretare il momento storico.


Tre minori restano in carcere

Sul fronte giudiziario, tre ragazzi arrestati dopo i disordini del 18 ottobre rimangono detenuti. Per altri 21 giovani, al termine delle udienze di convalida svolte tra il 21 e il 22 ottobre, sono state disposte misure meno restrittive: arresti domiciliari oppure inserimento in una comunità.

Le decisioni sono state comunicate con una nota firmata da Paola Ortolan, presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, e da Luca Villa, procuratore minorile. Gli scontri avevano interessato diverse zone del centro: gruppi di giovani con il volto coperto avevano danneggiato vetrine, automobili e arredi urbani tra San Babila, via Torino e piazza Duomo, spostandosi poi in altri punti della città.


L’appello sulla tutela dei minorenni

Ortolan e Villa hanno rivolto un richiamo ai mezzi d’informazione per la diffusione di dettagli che avrebbero reso riconoscibili anche minori di 14 anni. Nella nota, i vertici della giustizia minorile hanno denunciato la pubblicazione di riferimenti alla scuola frequentata e il ricorso a testimonianze di persone vicine agli interessati, pratiche ritenute incompatibili con la Carta di Treviso.

Il riferimento appare legato anche all’attenzione riservata alla vicenda di un bambino di 11 anni, non imputabile. Secondo la presidente e il procuratore, un’esposizione mediatica eccessiva può ostacolare i percorsi di recupero e rafforzare nei ragazzi il desiderio di ottenere notorietà, persino attraverso un’immagine negativa.

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