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Cronaca 3 min di lettura55 min fa

Scontri a Milano, il verdetto sui minori: 3 in carcere, 21 tra domiciliari e comunità

Dopo le udienze di convalida arrivano le misure del Tribunale per i minorenni, mentre i collettivi rinunciano alla piazza del 24 ottobre e guardano allo sciopero del 30

Il Tribunale per i minorenni di Milano ha deciso le misure per i giovani arrestati dopo i disordini del 18 ottobre: tre resteranno in carcere, mentre per altri 21 è stato stabilito il trasferimento ai domiciliari oppure in una comunità. Le udienze di convalida si sono svolte tra mercoledì e giovedì, con le decisioni comunicate in una nota congiunta della presidente Paola Ortolan e del procuratore Luca Villa.

La vicenda giudiziaria si intreccia con il dibattito sulla sovraesposizione dei ragazzi coinvolti e con le reazioni del movimento studentesco. Intanto, i collettivi milanesi hanno scelto di non convocare una mobilitazione per il 24 ottobre, indicando nel 30 ottobre, giorno dello sciopero generale proclamato dai sindacati di base, il prossimo appuntamento di maggiore rilievo.

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Il richiamo alla tutela dei minorenni

Ortolan e Villa hanno contestato il comportamento di alcuni organi di informazione, accusati di aver reso riconoscibili minori di 14 anni attraverso dettagli sulla loro scuola e testimonianze raccolte tra persone a loro vicine. Nella nota, i vertici della giustizia minorile milanese affermano: «Stigmatizziamo il comportamento di quella stampa che, nel fornire notizie relative a minori infraquattordicenni, tramite la pubblicazione di particolari riguardanti la frequenza scolastica e intervistando persone vicine agli interessati, ne ha reso facilmente riconoscibili le identità, in evidente violazione della Carta di Treviso».

Il riferimento, seppure non esplicito, riguarda anche l’attenzione riservata alla storia di un ragazzo di 11 anni, non imputabile. Secondo i due magistrati, trasformare i minorenni in protagonisti mediatici può ostacolare i percorsi educativi e rafforzare il loro desiderio di diventare modelli, anche negativi, per i coetanei.


Il centro tra scontri e indagini

Le violenze si sono sviluppate nel centro cittadino dopo le proteste del fine settimana. Gruppi di giovani con il volto coperto hanno danneggiato vetrine, automobili e arredi urbani tra San Babila, via Torino e piazza Duomo, spostandosi poi in altre zone prima di disperdersi e ricomporsi.

Gli arresti hanno portato alle udienze davanti al Tribunale per i minorenni, che ha distinto le posizioni dei 24 ragazzi fermati: per tre è stata confermata la permanenza in carcere, mentre gli altri sono stati sottoposti a una misura meno restrittiva, con permanenza in casa o inserimento in una struttura comunitaria.


Il 24 ottobre senza corteo

La decisione dei collettivi studenteschi è maturata durante un’assemblea ai giardini Indro Montanelli, in via Palestro. Secondo quanto riferito dagli studenti, per il 24 ottobre non esistono una piazza individuata né una convocazione pubblica; inoltre, il clima viene percepito come orientato a impedire qualsiasi manifestazione.

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Giano, del collettivo Deriva, ha spiegato che le immagini dei disordini hanno suscitato reazioni difficili da ignorare, ma che il movimento intende trasformare la rabbia in partecipazione politica. Per questo, l’eventuale presenza in centro sabato sarebbe limitata all’osservazione di ciò che accadrà, senza una vera iniziativa organizzata.


La partita si sposta al 30 ottobre

Per i collettivi, il momento centrale sarà lo sciopero generale del venerdì successivo. Giano lo ha indicato come l’occasione per coinvolgere la generazione Z e individuare parole d’ordine capaci di leggere il periodo storico e il disagio vissuto dai giovani.

Emma Citterio, attivista del Lambretta, ha chiesto al governo di concentrarsi sull’educazione e sulla comprensione delle difficoltà degli studenti, criticando una risposta considerata prevalentemente repressiva. Nel suo intervento ha chiamato in causa anche il nuovo decreto sicurezza, le condizioni delle carceri e l’idea di ricorrere a ulteriori misure restrittive per i minorenni.


Le accuse alla politica

Gli attivisti non hanno presentato una posizione univoca sui disordini: Citterio ha detto di non volerli né condannare né celebrare, invitando a collegarli alla precarietà del futuro, alle carenze della scuola e alla mancanza di strumenti per sviluppare un pensiero critico.

Le critiche hanno riguardato sia il governo di centrodestra sia una parte della sinistra istituzionale. Giano ha sostenuto che ridurre tutto a un problema di ordine pubblico impedisce di affrontare le tensioni sociali della città e ha accusato le istituzioni di non ascoltare le richieste dei giovani, alimentando così una contrapposizione tra gruppi che condividono difficoltà simili.

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