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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Caro carburante, tensione nel Foggiano: ora si teme il blocco nazionale

Presidi a Poggio Imperiale e Candela, mentre Conftrasporto sollecita un incontro urgente con il governo e avverte sul rischio di nuove proteste in altre zone d’Italia.

Il rincaro del carburante sta trasformando il malcontento degli autotrasportatori in una mobilitazione che potrebbe estendersi oltre la provincia di Foggia. Conftrasporto segnala infatti il rischio di un fermo nazionale, mentre nelle aree interessate dai presidi la situazione resta sotto osservazione da parte della prefettura.

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Nel Foggiano la protesta prosegue

La mobilitazione coinvolge il comparto agricolo e quello dell’autotrasporto. Da domenica un presidio è attivo vicino al casello dell’A14 di Poggio Imperiale, mentre un’altra iniziativa si registra nei pressi del casello autostradale di Candela.

Le autorità seguono l’evoluzione della protesta con attenzione. I due punti di mobilitazione rappresentano, al momento, i principali luoghi della contestazione in provincia, nata dall’aumento dei costi sostenuti dalle imprese per il rifornimento dei mezzi.


Conftrasporto teme un effetto domino

L’allarme è stato lanciato da Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto. Secondo Russo, l’associazione chiede all’esecutivo di convocare con urgenza le organizzazioni dell’autotrasporto: «In caso contrario dovremo valutare un fermo nazionale e il Paese si bloccherà».

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Il presidente descrive una situazione di forte preoccupazione, causata dall’impatto dell’elevato prezzo del carburante sulle aziende di trasporto. La pressione economica, spiega, ha alimentato una tensione crescente tra gli imprenditori e ha già prodotto proteste spontanee in diverse zone d’Italia.


Nel Mezzogiorno si preparano nuovi blocchi

Russo riferisce che la mobilitazione starebbe guadagnando terreno, soprattutto nel Mezzogiorno. Secondo le informazioni raccolte da Conftrasporto, altri autotrasportatori si starebbero organizzando per attuare blocchi stradali in ulteriori aree del Paese.

Il presidente precisa che le iniziative non sono state proclamate né coordinate dalle associazioni di categoria. Proprio l’assenza di una regia organizzata, osserva, rende il quadro più delicato: le proteste nascerebbero direttamente dalla difficoltà delle imprese, in un clima definito di esasperazione.

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