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Cronaca 3 min di lettura2 giorni fa

Carlo Acutis, la scena che ha fermato Samuele Carrino: «Sono rimasto in silenzio

Dopo il successo de Il ragazzo dai pantaloni rosa, il giovane attore interpreta il primo santo millennial e racconta fede, famiglia e responsabilità

A soli 16 anni Samuele Carrino si trova davanti a una prova particolarmente delicata: interpretare Carlo Acutis, adolescente diventato simbolo per molti giovani e riconosciuto come il primo santo millennial. Dopo il ruolo di Andrea Spezzacatena ne Il ragazzo dai pantaloni rosa, l’attore pugliese torna sul set con Il mio nome è Carlo, nuova fiction destinata a Canale 5.

La popolarità non sembra aver modificato il suo modo di stare sul set né il rapporto con chi lo segue. Carrino continua a studiare diritto e filosofia e attribuisce gran parte del proprio equilibrio alla famiglia, soprattutto alla madre Mina, che lo accompagna da anni nel lavoro e nella vita.


La sfida di interpretare Carlo Acutis

Per prepararsi al personaggio, Carrino ha guardato numerosi filmati di Carlo presenti sui social e su YouTube. Il percorso lo ha portato a riconoscere nel ragazzo non una figura distante o straordinaria in senso convenzionale, ma una persona semplice, capace di rivolgersi agli altri con amore.

L’esperienza gli ha fatto osservare con maggiore attenzione anche il ruolo delle piattaforme digitali. A suo giudizio, i social possono generare rischi ma diventano utili quando servono a trasmettere messaggi positivi e a creare legami. Proprio per questo avverte una responsabilità particolare verso il pubblico più giovane e cerca di pubblicare contenuti dotati di un significato.

Carrino ha incontrato i familiari di Carlo soltanto dopo le riprese, in occasione della conferenza stampa. Ne ha ricavato l’impressione di persone gentili e molto semplici. La sua famiglia, invece, ha una tradizione religiosa soprattutto grazie alla nonna, che gli ha fatto conoscere la storia di Acutis.


Il dolore sul set e fuori scena

La sequenza più impegnativa del nuovo progetto è stata quella ambientata durante la morte di Carlo. Le riprese si sono svolte in un ospedale vero, all’interno di una terapia intensiva, con l’attore disteso tra i macchinari. Al termine della giornata, una volta rientrato in albergo, Carrino ha sentito il bisogno di isolarsi e restare in silenzio.

La scena richiamava la morte di Acutis, scomparso a 15 anni per una leucemia fulminante. Nel copione sono state inserite anche le parole rivolte dal ragazzo alla madre: «Non devi preoccuparti perché io sono felice». Per Carrino, quel momento mostrava insieme la sofferenza dei genitori e la serenità con cui Carlo affrontava ciò che stava accadendo.

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Anche il lavoro precedente gli aveva richiesto un forte coinvolgimento emotivo. Ne Il ragazzo dai pantaloni rosa, l’abbraccio tra Andrea e sua madre rappresentava un passaggio drammatico: il personaggio custodiva una decisione già presa e non riusciva a raccontare il proprio dolore. Il legame personale dell’attore con la madre ha reso quelle lacrime particolarmente autentiche.


Mina e la lezione dell’umiltà

La presenza materna è una costante nella carriera di Carrino. Essendo minorenne, l’attore ha avuto Mina accanto durante gli spostamenti e le lavorazioni in varie città italiane; nel tempo, lei si è appassionata al cinema quasi quanto il figlio.

In casa, però, il successo viene tenuto sotto controllo. «Se ti monti, ti smontiamo in un secondo», è la frase che i genitori gli ripetono da sempre. Carrino considera questo richiamo all’umiltà anche una forma di rispetto per il pubblico e sostiene di voler rimanere la stessa persona di prima.

L’ambiente familiare ha comunque sempre avuto un rapporto stretto con l’arte. Mina insegna pianoforte, il padre è militare ma suona la fisarmonica e la sorella canta. Lo stesso ingresso di Samuele nel mondo dello spettacolo è avvenuto quasi per caso: dopo alcuni anni nella moda, a 7 anni partecipò a un provino trovato dalla madre attraverso Facebook per Liberi di scegliere.

La recitazione resta il suo sogno e la principale fonte di felicità. Carrino racconta di sentirsi pienamente vivo quando lavora e di impegnarsi ogni giorno per continuare su questa strada. Tra i suoi riferimenti indica Pierfrancesco Favino, apprezzato per la capacità di passare dalla commedia al dramma e al thriller; lo ha incontrato ai David di Donatello, ricevendo da lui anche un commento positivo sul suo film.

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