Carceri blindate contro i cellulari: Napoli apre la sperimentazione
Balboni annuncia l’avvio a Secondigliano e spiega che il sistema sarà progressivamente portato in altri istituti, senza indicare costi né numeri.
L’operazione contro l’uso di telefoni e traffico dati nelle prigioni parte da Napoli, ma nelle intenzioni del ministero non resterà un caso isolato. Alberto Balboni ha infatti chiarito che il sistema testato a Secondigliano è destinato a diventare una misura applicata su scala nazionale.
Napoli come punto di partenza
Durante la conferenza stampa ospitata al Palazzo di Governo di Napoli, il sottosegretario alla Giustizia ha illustrato il percorso davanti al prefetto Michele di Bari e al capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Stefano Carmine De Michele. Il messaggio è stato netto: l’intervento non riguarda soltanto l’istituto partenopeo.
Balboni ha spiegato che l’obiettivo è allargare il sistema prima agli istituti più critici e, successivamente, a tutte le strutture che ne abbiano necessità. Ha definito l’iniziativa un tassello nazionale, precisando che l’estensione seguirà in tempi successivi rispetto alla fase di avvio.
Il test a Secondigliano e i prossimi passi
Il dispositivo di inibizione delle comunicazioni, sia telefoniche sia di trasmissione dati, è stato collaudato per la prima volta ieri nel carcere di Secondigliano. Al centro dell’incontro c’era proprio questa tecnologia, pensata per rendere più difficile l’uso di strumenti non consentiti all’interno degli istituti penitenziari.
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Il sottosegretario ha ricordato che in Italia le carceri sono 196 e ha definito il sistema costoso, lasciando intendere che la diffusione richiederà una selezione graduale delle strutture coinvolte. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, ha aggiunto, l’ampliamento interesserà diversi altri istituti.
Cosa resta coperto da riservatezza
Sugli aspetti economici, però, il ministero non ha fornito dettagli. Per ragioni di riservatezza, ai giornalisti non sono stati comunicati né l’ammontare degli investimenti né l’elenco degli istituti che entreranno nella fase successiva.
Resta dunque confermato l’avvio a Napoli, mentre il piano di espansione verrà definito senza ulteriori anticipazioni pubbliche. L’indicazione politica, comunque, è già stata tracciata: partire dalle situazioni più delicate e poi arrivare, passo dopo passo, al resto del sistema penitenziario.
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