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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Carburante o famiglia? La protesta degli agricoltori non si ferma

Dal presidio di Cerignola Est, lavoratori agricoli e camionisti denunciano l’impatto del gasolio sui bilanci familiari e chiedono un intervento dello Stato.

«Non ci fermeremo fino a quando lo Stato non diminuirà il prezzo del gasolio e non ci metterà nelle condizioni di andare a lavorare», ha dichiarato un autotrasportatore. La protesta nasce dall’aumento dei costi del carburante, che continua a pesare sulle attività e sulle famiglie di chi lavora nei trasporti e nei campi.

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Il gasolio diventa una scelta obbligata

Secondo gli operatori presenti, le spese quotidiane hanno raggiunto livelli difficili da sostenere. Il carburante assorbe una parte sempre più consistente dei guadagni, lasciando meno risorse per le tasse e per il sostegno economico alle famiglie.

La situazione è stata denunciata durante il presidio di Cerignola Est, dove agricoltori e autotrasportatori hanno parlato ai microfoni di Tgcom24. Per chi deve continuare a spostarsi e lavorare, il rincaro del gasolio si traduce in una scelta tra mantenere il mezzo in funzione e affrontare le necessità domestiche.

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La protesta resta senza una tregua

Un agricoltore ha descritto così la condizione del comparto: «L'agricoltura è arrivata a un punto di non ritorno. Come agricoltori dobbiamo fare una scelta: o acquistiamo il carburante e paghiamo le tasse o facciamo la spesa a casa e manteniamo le nostre famiglie».

Le parole raccolte nel presidio esprimono la crescente esasperazione di due categorie che chiedono misure capaci di ridurre il costo del gasolio. La mobilitazione, spiegano i partecipanti, proseguirà finché non arriveranno condizioni considerate sufficienti per tornare a lavorare senza compromettere il bilancio familiare.

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