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Cronaca 2 min di lettura6 giorni fa

Caivano, cibo sporco nelle strutture per minori: scattano denunce e stop

Nei controlli in cinque centri socio-assistenziali e in un deposito sono emerse farine contaminate, contenitori con insetti e quasi 500 chili di alimenti senza tracciabilità.

I controlli a Caivano hanno fatto emergere un quadro pesante nella gestione degli alimenti destinati a bambini e ragazzi: in alcune strutture sono stati trovati recipienti con insetti e buste di farina con vermi, mentre per un deposito è arrivato lo stop per carenze igienico-sanitarie. Nel complesso, i carabinieri hanno passato al setaccio cinque realtà socio-assistenziali gestite da una cooperativa e un magazzino di derrate.

Tra gli esiti dell’operazione c’è anche la denuncia di una 37enne di Maddaloni, indicata come responsabile della cooperativa, per violazioni legate alle norme sull’igiene degli alimenti. Alla stessa società è stata contestata una sanzione amministrativa da 4 mila euro, a conferma di irregolarità giudicate rilevanti dagli investigatori.


Cosa è emerso nei controlli

L’ispezione è stata condotta dai carabinieri della Stazione di Caivano insieme al Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Napoli e ai servizi sociali del Comune. Nel mirino sono finite due comunità alloggio e tre comunità educative per minori, tutte riconducibili alla stessa cooperativa.

Nelle prime due strutture visitate, secondo quanto accertato, le criticità più serie riguardavano proprio la conservazione e la gestione dei cibi destinati ai piccoli ospiti. La presenza di insetti nei contenitori e di vermi nelle farine ha fatto scattare i provvedimenti più pesanti.

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Il deposito chiuso e i prodotti sequestrati

Oltre alle irregolarità riscontrate nelle strutture, i militari hanno disposto la sospensione di un deposito alimentare ritenuto non in linea con i requisiti previsti dalla normativa europea sulla sicurezza del cibo. Anche in questo caso il problema principale era l’assenza delle condizioni igieniche richieste.

Nel corso degli accertamenti è stato inoltre vietato l’uso commerciale di circa 500 chili di derrate, tra prodotti secchi, freschi, congelati e surgelati. Per quelle merci mancava la documentazione necessaria a dimostrarne tracciabilità e regolarità sanitaria.

La documentazione raccolta è stata trasmessa all’Autorità Giudiziaria, che ora valuterà gli sviluppi del caso.

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