Borsellino e le stragi, cade l’ipotesi degli appalti: cosa resta aperto
Il gip di Caltanissetta ha chiuso il procedimento contro ignoti, mentre prosegue un altro filone che coinvolge gli ex magistrati Pignatone e Natoli.
Secondo una delle ricostruzioni investigative, Paolo Borsellino sarebbe stato ucciso perché considerato in grado di approfondire i rapporti tra Cosa nostra, imprese e grandi commesse pubbliche. L’attentato di via D’Amelio era stato infatti collegato al timore che il magistrato potesse proseguire gli accertamenti sul dossier mafia-appalti.
L’ipotesi che coinvolgeva gli ex magistrati
Rimane aperto un distinto segmento dell’inchiesta che riguarda Giuseppe Pignatone e Gioacchino Natoli. I due ex magistrati sono indagati per favoreggiamento aggravato dall’agevolazione dell’attività mafiosa, contestazione ormai prescritta.
A Natoli viene inoltre attribuita l’ipotesi di calunnia. La Procura ritiene che entrambi possano avere ostacolato l’emersione del dossier mafia-appalti, con effetti favorevoli per imprenditori ritenuti vicini alla criminalità organizzata.
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Il gip chiude il procedimento contro ignoti
Il giudice per le indagini preliminari Santi Bologna ha invece disposto l’archiviazione del filone dedicato alla possibile connessione tra quel dossier e le stragi di Capaci e via D’Amelio. Il procedimento, condotto contro persone non identificate, riguardava una delle piste valutate per spiegare la genesi degli attentati.
Le esplosioni provocarono la morte di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e degli agenti assegnati alla protezione dei due magistrati. La richiesta di chiudere questa parte dell’indagine era stata presentata ad aprile dalla stessa Procura di Caltanissetta.
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