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Cronaca 2 min di lettura10 min fa

Biomarcatori, Padovani indica la via per neurologia personalizzata

Al congresso di Firenze, il neurologo ha parlato di sclerosi multipla, Alzheimer, Parkinson e Sla

I biomarcatori stanno modificando il modo di studiare e seguire le malattie neurologiche. Alessandro Padovani, neurologo della Clinica neurologica degli Spedali Civili di Brescia e past president della Società italiana di neurologia, ne ha parlato al 56° Congresso della Sin, in corso a Firenze fino al 27 ottobre.

Secondo Padovani, questi indicatori biologici possono aiutare a valutare l’infiammazione, i processi neurodegenerativi e la risposta ai trattamenti. «Nella neurologia di precisione, per diagnosticare e trattare ogni paziente in modo sempre più personalizzato la ricerca sui biomarcatori sta facendo passi importanti», ha detto durante il congresso.

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Il monitoraggio delle terapie

Nella sclerosi multipla, i neurofilamenti a catena leggera, indicati con la sigla Nfl, forniscono informazioni utili sulla possibile progressione della malattia e sull’evoluzione clinica. Il loro impiego rientra tra gli strumenti che permettono di seguire più da vicino le condizioni del paziente.

Alcuni biomarcatori, tra cui Nfl, Gfap e p-tau217, stanno assumendo un peso crescente anche nella valutazione dei farmaci. La loro variazione può infatti offrire indicazioni sull’attività e sull’efficacia di una terapia prima che i suoi effetti siano rilevabili sul piano clinico. «Possiamo monitorare e prevedere se un farmaco sta funzionando ancora prima di osservarne gli effetti clinici», ha spiegato Padovani.


Sclerosi multipla e neurodegenerazione

L’impiego dei biomarcatori ha contribuito a mostrare che la sclerosi multipla presenta una complessità maggiore rispetto a quanto ritenuto in passato. Gli indicatori disponibili consentono di esaminare sia la componente infiammatoria sia quella legata alla neurodegenerazione.

Un problema analogo riguarda Alzheimer e Parkinson. I processi associati all’amiloide nella prima malattia e alla sinucleina nella seconda, ha osservato il neurologo, non spiegano da soli l’intera complessità dei disturbi. I biomarcatori già disponibili possono contribuire a definire meglio questi meccanismi e a individuare nuovi bersagli terapeutici.

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Nuovi indicatori biologici

Per l’Alzheimer l’applicazione di questi strumenti è ancora in una fase iniziale. Nel confronto con le agenzie sanitarie si valuta tuttavia la possibilità di impiegarli per esaminare persone con disturbi cognitivi e riconoscere la malattia in una fase più precoce.

Molti biomarcatori sono già stati validati per Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica. Padovani ha però sottolineato che numerosi altri indicatori devono essere interpretati meglio, anche per chiarire quali possano diventare obiettivi di nuovi farmaci.


Dalla ricerca alla medicina personalizzata

La neurologia sta attraversando, secondo Padovani, una rapida trasformazione alimentata dal lavoro tra discipline diverse. Tra i contributi citati figurano le scienze immunologiche e la genomica, considerate utili per comprendere meglio l’origine e l’evoluzione delle patologie.

«Stiamo lavorando per creare le fondamenta di una neurologia non più soltanto reattiva, ma proattiva e di precisione», ha concluso. L’obiettivo indicato è sviluppare trattamenti più mirati, capaci di tenere conto delle caratteristiche del singolo paziente e della fase della malattia.

ℹ️ Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere del medico. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute rivolgiti al tuo medico di fiducia.

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