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Cronaca 3 min di lettura15 ott

Bellezza, prima la sicurezza: a Milano il congresso che detta le regole

Dal 15 al 17 ottobre il congresso Agorà riunisce esperti da 26 Paesi e presenta indicazioni per pazienti e medici sulla sicurezza dei trattamenti estetici.

La medicina estetica entra in una fase in cui novità e popolarità sui social non bastano più: ogni trattamento dovrà essere sostenuto da dati affidabili, valutato sul singolo paziente e accompagnato da informazioni trasparenti. È questo il filo conduttore della 28esima edizione del Congresso internazionale Agorà, aperto al pubblico professionale al Allianz MiCo South di Milano dal 15 al 17 ottobre.

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La sicurezza arriva al centro

Il congresso propone 821 contributi scientifici e la partecipazione di 566 relatori provenienti da 26 Paesi e quattro continenti. L’appuntamento si inserisce in un percorso più ampio, avviato con la presentazione a Roma, nella sede di Agenas, della prima Giornata nazionale per la sicurezza delle cure in medicina estetica, fissata per il 14 ottobre.

La ricorrenza nasce dall’esigenza di estendere la cultura della prevenzione anche a un settore che si svolge soprattutto negli studi privati, lontano dagli ospedali dove si è sviluppata la gestione del rischio clinico. La Giornata mondiale per la sicurezza dei pazienti, istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità nel 2019, si celebra il 17 settembre, data adottata anche dall’Italia per la sicurezza delle cure.


Dati contro mode e promesse

Il principio scelto da Agorà è che siano le prove scientifiche a orientare l’estetica. Maurizio Cavallini, presidente della società e specialista in Chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, sottolinea che un dispositivo appena introdotto o una procedura diventata popolare in rete non possono essere considerati automaticamente appropriati: «Lo diventano quando le evidenze dimostrano un beneficio reale e un rischio accettabile per quella persona, con quella anatomia».

Magda Belmontesi, vicepresidente e specialista in Dermatologia e venereologia, richiama invece il ruolo del colloquio con il paziente. A suo giudizio, la protezione comincia dalla capacità di distinguere una valutazione medica da una semplice offerta commerciale; ascolto, spiegazione delle alternative e disponibilità a sconsigliare un trattamento rappresentano una prima garanzia.

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Le regole per chi si affida ai trattamenti

Agorà ha diffuso un decalogo rivolto ai cittadini, con dieci controlli dedicati al professionista, alla struttura e alle modalità dell’intervento. In caso di dubbi è disponibile anche un servizio gratuito di assistenza della società scientifica. La stessa organizzazione è stata riconosciuta quest’anno dal ministero della Salute come centro di riferimento per la gestione delle complicanze legate all’impiego di filler.

Durante il congresso sarà inoltre presentato un documento di posizione sull’autoregolamentazione della comunicazione dei medici sui social. Il testo esclude immagini “prima e dopo” alterate, promozioni basate sugli sconti e contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale non identificati come tali. Claudio Plebani, segretario generale di Agorà, sintetizza il rapporto tra i due strumenti così: «Il decalogo dice al paziente cosa verificare, il documento di posizione dice al medico cosa non fare».


Una formazione lunga quarant’anni

A sostenere il metodo indicato dal congresso è una rete composta da 22 società scientifiche. Anche la scuola di Agorà, la Smiem, celebra un anniversario importante: il percorso formativo compie quarant’anni e prevede quattro anni di studi, almeno 200 ore di tirocinio e ha già portato al diploma oltre 1.500 professionisti.

I co-direttori Nadia Tamburlin e Mario Mariotti ricordano questi numeri come il risultato di un modello fondato sulla preparazione pratica e sulla continuità dell’aggiornamento. L’obiettivo dichiarato è rafforzare una medicina estetica capace di coniugare risultati, valutazione individuale e tutela della salute.

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