Beatrice, la svolta giudiziaria: per la madre si valuta l’omicidio volontario
La Procura di Vicenza contesta la precedente qualificazione colposa e attribuisce rilievo alla mancata ricarica del ventilatore e al rifiuto del ricovero.
La vicenda giudiziaria sulla morte di Beatrice Berti potrebbe cambiare direzione. La Procura di Vicenza ha chiesto infatti di trasformare l’accusa contestata alla madre, Valentina Pasini, da omicidio colposo a omicidio volontario. Il giudice dovrà pronunciarsi il 10 novembre, mentre la difesa ha già sollevato una questione processuale.
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La difesa chiede di fermare il procedimento
L’avvocato Lunardon ha domandato il non luogo a procedere, richiamando una pronuncia della Corte costituzionale sul principio della cosiddetta “pena naturale”. Secondo questa impostazione, in alcune circostanze può essere esclusa la punibilità di chi risponde di un reato colposo commesso ai danni di un familiare stretto.
Se la richiesta difensiva venisse accolta, gli atti tornerebbero alla Procura, che potrebbe svolgere ulteriori verifiche. Il passaggio decisivo sarà quindi la valutazione del giudice sia sulla nuova ipotesi di reato sia sull’ammissibilità delle contestazioni avanzate dalla difesa.
Il nodo è la notte della morte
Beatrice, residente a Bassano del Grappa, aveva 14 anni quando è morta, il 26 giugno 2021. A causa della sindrome di Dejerine-Sottas aveva bisogno della ventilazione meccanica senza interruzioni; quella notte l’apparecchio avrebbe smesso di funzionare e la ragazza è deceduta nel sonno per insufficienza respiratoria.
L’accusa sostiene che, dopo il rientro a casa, il dispositivo non sarebbe stato collegato alla rete elettrica per consentire la ricarica delle batterie. Alla madre viene inoltre contestato di aver respinto la possibilità di lasciare la figlia in ospedale durante la notte. La difesa offre però una ricostruzione diversa e sostiene che i medici avessero autorizzato le dimissioni della minore.
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Dalla segnalazione alle indagini
L’inchiesta era partita da una segnalazione della struttura pediatrica di Padova che seguiva Beatrice. Il giorno prima del decesso, la giovane era stata accompagnata lì dopo aver perso conoscenza a causa di una grave carenza di ossigeno nell’organismo.
Il personale sanitario avrebbe suggerito il ricovero, ma la madre non lo avrebbe accettato. Per la Procura, questo episodio e la gestione del respiratore costituiscono elementi centrali nella valutazione delle responsabilità; la difesa, invece, contesta che vi fosse l’obbligo di trattenere la ragazza in ospedale.
Una malattia rara e l’impegno della madre
La sindrome di Dejerine-Sottas è una patologia genetica rara che danneggia i nervi periferici e può manifestarsi già nell’infanzia o durante l’adolescenza. Tra le conseguenze rientrano debolezza muscolare, difficoltà nei movimenti, ridotta sensibilità alle estremità e deformazioni dei piedi.
Valentina Pasini, 43 anni, assisteva la figlia da tempo, giorno e notte. Insieme a Beatrice aveva inoltre partecipato a iniziative e battaglie per rendere più accessibili gli spazi alle persone con disabilità. Ora il giudice dovrà stabilire quale sarà il seguito processuale della vicenda.
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