Barona, il bivio dei giovani: partire o resistere
Nel quartiere milanese convivono innovazione e case popolari, mentre i ragazzi raccontano isolamento, rabbia e poche alternative per il futuro.
Tra gli edifici dell’università e del distretto tecnologico, a poca distanza dalle vecchie case popolari, la Barona mostra due volti molto diversi. In una piazza del quartiere si incontrano i giovani della zona, alcuni dei quali sono stati coinvolti negli scontri avvenuti a Milano.
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Una piazza tra due realtà
Il contesto in cui vivono i ragazzi è segnato da un forte contrasto: da una parte ci sono ricerca, tecnologia e università; dall’altra, abitazioni popolari e una realtà sociale più fragile. È dentro questa contrapposizione che prende forma la quotidianità della piazza, luogo di ritrovo e di confronto.
Le voci raccolte nel quartiere restituiscono la sensazione di non avere molti spazi per essere ascoltati. «Non ti ascoltano e in qualche modo devi farti sentire», è il modo in cui viene descritta una frustrazione che, per alcuni, finisce per trasformarsi in rabbia.
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Poche strade davanti
Il futuro appare ristretto a un’alternativa difficile: lasciare il Paese oppure cercare di andare avanti nelle condizioni attuali. «O vai all’estero o sopravvivi», sintetizza uno dei ragazzi, indicando quanto siano percepite come limitate le possibilità disponibili.
La Barona resta così sospesa tra la presenza delle nuove realtà tecnologiche e universitarie e quella delle periferie residenziali. In mezzo, i giovani cercano un modo per farsi riconoscere e per trovare una prospettiva, mentre il quartiere continua a fare da sfondo alle loro inquietudini.
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