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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Balcani, l’idea di Crosetto: radar per proteggere l’Italia

Dalla cerimonia di Pristina il ministro rilancia una presenza stabile nella regione e ipotizza sistemi radar condivisi contro le minacce future.

La sicurezza dell’Italia, secondo Guido Crosetto, passa anche dalla stabilità dei Balcani. A Pristina, durante il passaggio di consegne al comando della missione Kfor, il ministro della Difesa ha indicato la possibilità di rafforzare la sorveglianza della regione con radar capaci di proteggere sia i Paesi alleati sia il territorio italiano.

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Una presenza destinata a continuare

Il comando è stato assunto dal generale Vergori, ma Roma intende mantenere il proprio impegno anche quando Kfor ridurrà le attività in Kosovo. Per Crosetto, infatti, l’area balcanica resta direttamente collegata alla sicurezza nazionale e richiede una presenza costante, soprattutto nei Paesi amici vicini ai confini italiani.

L’ipotesi allo studio riguarda una rete di strumenti di rilevamento da realizzare insieme agli Stati della regione. L’obiettivo sarebbe individuare in anticipo eventuali minacce e costruire una protezione comune, senza limitare la funzione dei radar alla sola difesa del territorio balcanico.

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Missili e nuove minacce da anticipare

A sostegno della necessità di prepararsi agli scenari futuri, Crosetto ha richiamato l’attacco contro alcuni aeroporti dell’Arabia Saudita. I missili, ha spiegato, erano stati prodotti dagli Houthi e avevano raggiunto una velocità di 8.500 chilometri all’ora: un dato che, a suo giudizio, mostra come tecnologie relativamente accessibili possano rappresentare un pericolo molto serio.

Il ministro ha quindi sottolineato l’importanza di rafforzare la difesa dei Paesi confinanti e amici, così da creare con loro una copertura in grado di prevenire possibili attacchi. Quanto alle eventuali pressioni iraniane e russe nell’area, Crosetto ha chiarito che il livello di preoccupazione non sarebbe cambiato negli ultimi mesi: si tratta dei rischi già monitorati da anni, alla base della scelta italiana di restare impegnata nei Balcani.

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