Attentato a Ranucci, la pista Tavares porta alla richiesta di estradizione
La Procura di Roma prepara gli atti in francese per chiedere il trasferimento del cittadino camerunense, indicato da Lavitola come ideatore dell’attacco.
Le dichiarazioni di Valter Lavitola hanno riportato Gomes Tavares al centro dell’inchiesta sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Davanti al Tribunale del Riesame, l’ex editore ha sostenuto di essere responsabile dell’azione e ha indicato nel cittadino camerunense l’origine del progetto della bomba, parlando di un «mandato in bianco» affidatogli.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, Tavares avrebbe avuto il compito di collegare Lavitola al gruppo incaricato di eseguire materialmente l’attacco davanti alla casa del giornalista, a Pomezia, nell’ottobre del 2025. Il camerunense risulta attualmente irreperibile in Africa.
Le parole di Lavitola riaprono la pista
Il nome di Gomes Tavares sarebbe comparso in più momenti nelle dichiarazioni rese da Lavitola. L’ex editore, nel corso dell’udienza davanti al Riesame, ha attribuito a sé la responsabilità dell’attentato e ha riferito che l’idea dell’ordigno sarebbe stata proposta proprio dal camerunense.
Questa versione assegna a Tavares un ruolo di raccordo tra il presunto mandante e gli esecutori dell’azione. Le sue dichiarazioni rappresentano quindi uno degli elementi su cui si concentra l’attività dei magistrati romani.
Gli atti devono passare dal francese
Per procedere sul piano giudiziario, la Procura di Roma sta ultimando la traduzione in francese della documentazione. Il passaggio è necessario per trasmettere una rogatoria internazionale e rendere formale la domanda di estradizione.
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Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando i canali di cooperazione con altri Paesi. L’obiettivo è individuare Tavares anche nel caso in cui non si trovi in Camerun, ma abbia raggiunto un diverso Stato africano o un altro territorio.
Doppio binario per rintracciare Tavares
La Procura romana ha sottoposto alla Procura Generale una richiesta articolata su due fronti. Da una parte c’è la valutazione dell’estradizione; dall’altra, l’ipotesi di rendere l’ordine di arresto utilizzabile oltre i confini nazionali attraverso l’emissione di una nota rossa.
Lo strumento consentirebbe di segnalare il provvedimento alle autorità di altri Paesi e di agevolare l’eventuale fermo del ricercato. La procedura resta legata alla conclusione degli adempimenti documentali e alla successiva attivazione dei meccanismi internazionali.
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