Askatasuna, 47 anni chiesti in appello: il reato al centro
La procura generale di Torino sollecita 18 condanne per gli imputati dell’ex centro sociale e rilancia l’accusa di associazione per delinquere, respinta in primo grado.
Il punto decisivo del processo d’appello riguarda l’accusa più grave: la procura generale di Torino ha chiesto alla corte di riconoscere l’esistenza di un’associazione per delinquere nel caso Askatasuna. Le richieste complessive ammontano a circa 47 anni di reclusione per 18 imputati.
La vicenda giudiziaria coinvolge militanti dell’ex centro sociale torinese. Ora la corte d’appello dovrà valutare la ricostruzione dell’accusa e stabilire se confermare l’esclusione del reato decisa dai giudici di primo grado oppure accogliere la posizione della procura generale.
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L’accusa torna al centro
A sostenere il riconoscimento dell’associazione per delinquere sono stati i procuratori generali Giancarlo Avenati Bassi e Manuela Pedrotta, intervenuti nel procedimento davanti alla corte d’appello di Torino. Secondo la richiesta formulata in aula, l’ipotesi associativa riguarda 16 delle persone imputate.
Si tratta dell’elemento che segna la distanza principale rispetto alla sentenza di primo grado. In quella fase, infatti, i giudici avevano escluso la configurabilità del reato; il tema è quindi nuovamente sottoposto all’esame dei magistrati d’appello.
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Pene comprese tra un anno e cinque
Per gli altri due imputati coinvolti nelle richieste della procura generale, il quadro accusatorio è diverso e riguarda contestazioni di minore gravità. Anche per loro sono state comunque sollecitate condanne nell’ambito dello stesso procedimento.
L’entità delle pene proposte varia da 12 mesi fino a 5 anni di carcere. Sommando tutte le richieste, la procura generale arriva a circa 47 anni complessivi, mentre la decisione finale spetterà alla corte d’appello di Torino.
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