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Cronaca 2 min di lettura15 ore fa

Armani, il 15% entra nel mirino: tre big pronti a trattare

La maison valuta il confronto con Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica mentre cambia governance e assetto operativo dopo la morte del fondatore.

L’ingresso di nuovi consiglieri indipendenti e il cambio alla direzione creativa di Emporio Armani segnano la fase di trasformazione della maison. Nel CdA sono attesi anche Marco Bizzarri e Federico Marchetti, mentre Dario Vitale è stato scelto per guidare Emporio Armani, il marchio che vale circa un terzo dei 2,2 miliardi di euro di ricavi annui del gruppo.


La governance cambia volto

Il riassetto non riguarda soltanto gli organi societari. La dirigenza, composta dall’amministratore delegato Giuseppe Marsocci e dal presidente Leo Dell’Orco, sta lavorando con Boston Consulting Group a una revisione dell’organizzazione interna.

L’obiettivo è rendere più semplice la struttura del gruppo e rafforzare le attività considerate più redditizie, tra cui pelletteria e accessori. Secondo quanto riferito da persone vicine ai vertici, il progetto comprende anche una revisione di Armani Privé e interventi nei comparti degli hotel, della ristorazione e dell’arredamento.


Il testamento apre il dossier sul capitale

Nel frattempo, il gruppo si prepara a confrontarsi con i tre soggetti indicati da Giorgio Armani nelle proprie volontà: Lvmh, L’Oréal ed EssilorLuxottica. Il nodo è la cessione di una partecipazione del 15%, operazione per la quale, secondo il Financial Times, potrebbero partire colloqui ufficiali.

Lo stilista, scomparso il 4 settembre dello scorso anno a Milano, aveva stabilito che gli eredi provvedessero alla vendita entro 18 mesi dalla sua morte. Una delle soluzioni considerate prevede la distribuzione in parti uguali della quota fra i tre potenziali investitori, già legati ad Armani da rapporti commerciali nei settori della cosmetica e degli occhiali.

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Tre partner, un equilibrio da trovare

L’eventuale suddivisione identica consentirebbe ai tre gruppi di entrare insieme nel capitale senza attribuire a uno solo una posizione dominante. Una fonte informata sulla trattativa ha sintetizzato così la cautela degli interlocutori: “Nessuno vuole lanciarsi a capofitto, ma nessuno vuole lasciarsi sfuggire l'opportunità. In questo modo tutti ottengono un posto al tavolo”.

La scelta dei futuri soci si inserisce in una questione più ampia: garantire continuità a un’azienda costruita per decenni attorno alla visione personale del suo fondatore. Giorgio Armani aveva mantenuto un controllo diretto sulle decisioni creative e commerciali e aveva difeso a lungo l’autonomia della maison.


La successione oltre il fondatore

Dopo la sua scomparsa, Armani deve quindi consolidare un modello capace di funzionare anche senza la presenza dello stilista al vertice creativo e imprenditoriale. La riorganizzazione interna procede in parallelo alla possibile apertura del capitale, con l’intento di accompagnare l’evoluzione del gruppo senza interromperne l’identità.

Il termine fissato nelle disposizioni testamentarie rende il calendario un elemento centrale del dossier. Entro i 18 mesi previsti, gli eredi dovranno definire il percorso per la partecipazione e il gruppo dovrà chiarire quale ruolo assegnare ai tre possibili investitori nel futuro assetto societario.

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