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Cronaca 1 min di lettura30 set

Ancona, fiammata in Fincantieri: un morto e un operaio gravissimo

Un lavoratore tunisino di 55 anni ha perso la vita, mentre un collega bengalese di 29 anni è ricoverato a Pisa dopo l’incidente avvenuto in un capannone.

È di un morto e un ferito in condizioni gravissime il bilancio dell’incidente verificatosi nella tarda serata del 29 settembre nello stabilimento Fincantieri di Ancona. I due lavoratori, dipendenti di una società appaltatrice, sono stati raggiunti da una fiammata mentre operavano a bordo di una nave all’interno di un capannone.


Un operaio non è sopravvissuto

L’allarme è scattato attorno alle 22:15. A perdere la vita è stato un cittadino tunisino di 55 anni, padre di famiglia, deceduto a causa delle ustioni riportate nell’incendio improvviso.

L’altro lavoratore coinvolto ha 29 anni, è originario del Bangladesh e ha due figli. Dopo essere stato soccorso, è stato trasferito al Centro grandi ustionati di Pisa, dove resta ricoverato in condizioni gravi.


Dinamica ancora da chiarire

Non è ancora possibile stabilire con precisione che cosa abbia provocato la fiammata e come si siano susseguite le fasi dell’incidente. Gli investigatori stanno raccogliendo le testimonianze delle persone presenti, mentre la polizia scientifica sta effettuando gli accertamenti all’interno dell’area interessata.

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Le verifiche dovranno chiarire anche le condizioni operative in cui si trovavano i due addetti e ricostruire ogni passaggio dell’attività svolta sulla nave. Al momento, dunque, la dinamica resta oggetto di indagine.


Otto ore di sciopero

Dopo l’incidente, Fiom, Fim e Uilm hanno organizzato un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento e proclamato otto ore di sciopero. La mobilitazione ha riunito i lavoratori in segno di protesta e cordoglio.

In un comunicato congiunto, le organizzazioni sindacali hanno chiesto una risposta netta sul tema della sicurezza: «Basta morire lavorando non è più accettabile che nel nostro Paese gli infortuni mortali continuino a verificarsi senza che nulla cambi».

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