10.000Lettori online ora
Cronaca 4 min di lettura3 ore fa

Amore, il vero ostacolo non è il rifiuto: ecco cosa ci blocca

Tra troppe possibilità, paura di essere sostituiti e difficoltà a parlare, le relazioni moderne offrono più libertà ma anche nuove fragilità.

Dire “ti amo” può diventare difficile non perché manchino i sentimenti, ma perché esprimersi espone al rischio di essere respinti, fraintesi o sostituiti. È il paradosso dell’amore contemporaneo: abbiamo più possibilità di scelta rispetto al passato, ma spesso meno strumenti per capire che cosa desideriamo davvero.

Lo psicologo e sessuologo Livio Ricciardi, autore di “Forse ti amo” pubblicato da Rizzoli, analizza proprio questa contraddizione. Secondo la sua lettura, oggi ci muoviamo come se fossimo «contemporaneamente dentro e davanti a uno scaffale del supermercato dell’amore»: tante alternative disponibili, ma anche il timore di scegliere male, restare senza scelta o non essere scelti.


Troppe possibilità, poca certezza

La libertà sentimentale ha indebolito i vecchi percorsi prestabiliti. Non esiste più un modello unico di relazione da seguire e la possibilità di interrompere una storia rende ogni legame percepito come meno definitivo. Per questo l’impegno non viene dato per scontato: va rinnovato attraverso decisioni e attenzioni quotidiane.

Ricciardi osserva frequentemente, anche fuori dal lavoro clinico, persone incapaci di definire con precisione ciò che cercano. L’affetto rimane un bisogno naturale, ma diventa complesso riconoscerne intensità, forma e direzione. Da qui nasce anche il senso di incertezza evocato dal titolo “Forse ti amo”, che richiama la fatica di dare un nome alle proprie emozioni.

La serie “Normal People”, tratta dal romanzo di Sally Rooney, ha reso popolare proprio questo disagio: Connell e Marianne provano sentimenti profondi, ma non riescono a comunicarli in modo chiaro. La loro difficoltà intercetta un’esperienza diffusa, quella di coppie che si amano ma non sanno leggere i propri traumi né spiegare ciò che accade dentro di loro.


Il peso dello schermo

Le piattaforme digitali non sono l’unica causa delle difficoltà affettive. «Sarebbe troppo facile attribuire il dolore dell’amore moderno alle app di incontri», avverte Ricciardi. Tuttavia, messaggi, attese e conversazioni parallele alimentano un nuovo territorio di ambiguità: ogni silenzio viene interpretato e ogni risposta può diventare una prova da decifrare.

Sapere che l’altra persona potrebbe parlare nello stesso momento con più interlocutori introduce inoltre una componente competitiva. Il rapporto rischia di essere vissuto in termini quantitativi, come una gara tra profili, invece che come un incontro graduale e personale. Il timore di essere scartati spinge così alcuni a dichiarare di volere soltanto qualcosa di leggero, anche quando desidererebbero un legame emotivo più intenso.

Anche l’infedeltà ha trovato nuovi strumenti. Un “mi piace” lasciato di nascosto a una vecchia pubblicazione o a una storia può essere percepito come un micro-tradimento, ma il significato del gesto dipende dalle regole condivise dalla coppia. La responsabilità, sottolinea lo psicologo, resta individuale: sono i partner a stabilire che cosa considerare scorretto.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Corpo, controllo e comunicazione

L’esposizione continua a immagini di corpi idealizzati produce un confronto quasi permanente. Il tentativo di adeguarsi a standard estetici rigidi può trasformarsi in ansia da prestazione e in una percezione di sé osservata dall’esterno, come se si fosse spettatori del proprio corpo. Nelle relazioni consolidate, queste insicurezze possono manifestarsi nella richiesta costante di rassicurazioni o nelle difficoltà legate alla sessualità.

Per Ricciardi, il controllo può essere più lontano dall’amore di quanto lo sia l’odio. A bloccare la comunicazione è spesso la paura della reazione del partner: si anticipano scenari negativi e si finisce per tacere bisogni, desideri e limiti. Eppure spiegare il proprio modo di vivere l’affetto è indispensabile per costruire una relazione rispettosa.

Dire ciò di cui si ha bisogno non significa imporre una richiesta, ma riconoscere a sé stessi il diritto di essere ascoltati e considerati. Nella coppia, ricorda lo psicologo, ciascuno dovrebbe poter trovare uno spazio in cui sentirsi visto senza dover controllare ogni parola per paura delle conseguenze.


La terapia non è una resa

La terapia di coppia viene ancora considerata da alcuni come l’ultima soluzione prima della separazione. In realtà può essere utile anche quando il rapporto non è al punto di rottura: serve a capire come si incrociano le fragilità individuali e quali meccanismi si attivano durante un litigio o nei momenti di difficoltà intima.

Il percorso permette di costruire una sorta di mappa della relazione, rendendo più riconoscibili reazioni e bisogni dei due partner. L’obiettivo non è soltanto intervenire su qualcosa che non funziona, ma imparare a gestire meglio le tensioni prima che diventino incomprensioni permanenti.

Infine, l’idea secondo cui si debba amare perfettamente sé stessi prima di poter essere amati non è una regola assoluta. Un rapporto può diventare anche il luogo in cui si impara ad accettarsi, grazie all’esperienza di essere accolti, compresi e valorizzati dall’altra persona.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere