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Cronaca 2 min di lettura5 giorni fa

Altamura, 120mila euro persi: il messaggio “ok” apre un caso

La Procura di Bari cerca di ricostruire il raggiro subito da Vito Colonna, che avrebbe coinvolto anche le risorse della parrocchia e di una scuola dell’infanzia.

La Procura di Bari ha avviato un’indagine sul caso di Vito Colonna, parroco di Altamura, che denuncia una perdita di circa 120mila euro. La somma comprenderebbe risparmi personali e fondi destinati alla parrocchia Sacro Cuore di Gesù e alla scuola d’infanzia paritaria “Pasquale e Maria Sabini”.

L’episodio sarebbe maturato nell’arco di cinque mesi, tra marzo e agosto, ma la notizia è emersa soltanto dopo l’avvio delle verifiche e il coinvolgimento della diocesi. Gli investigatori valutano anche l’ipotesi di una rete di truffatori con ramificazioni oltre i confini nazionali.


Il messaggio che resta al centro

Tra gli elementi finora conosciuti c’è una risposta affermativa inviata dal sacerdote tramite cellulare. Il messaggio sarebbe arrivato da un numero associato, almeno apparentemente, a esponenti dell’Arma dei carabinieri.

Restano invece da chiarire i passaggi successivi. Colonna e i suoi legali non hanno fornito dettagli sulla ricostruzione, mentre gli inquirenti dovranno accertare con quali modalità il denaro sia stato spostato, quali conti siano stati utilizzati e dove siano finite le somme.

L’esposto presentato dal parroco ha fatto scattare formalmente l’inchiesta della Procura di Bari. La dinamica è ancora parziale e proprio per questo non è possibile stabilire, allo stato attuale, quale ruolo abbiano avuto i contatti telefonici nella sottrazione delle risorse.

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L’allarme arrivato alla comunità

Il 18 settembre Vito Colonna aveva scritto al vescovo Giuseppe Russo e ai fedeli per spiegare quanto accaduto. Nella comunicazione descriveva l’accaduto come una «truffa economica da parte di un’organizzazione criminale (probabilmente internazionale)» e domandava un aiuto per ricostituire le disponibilità necessarie alle attività quotidiane della parrocchia e dell’istituto scolastico.

La richiesta aveva suscitato particolare apprensione tra le famiglie dei bambini iscritti. A rassicurare l’utenza era poi intervenuta la scuola, che attraverso i social aveva chiarito: «La scuola non chiude e non si ferma».

L’indagine dovrà ora stabilire l’entità precisa del danno, la provenienza dei contatti utilizzati per il raggiro e l’eventuale coinvolgimento di altre persone. Nel frattempo, la vicenda rimane seguita con riserbo dal sacerdote, dalla difesa e dagli organi della diocesi.

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