Alex Baudo, tre ferite: il coma, l’eredità e lo strappo con la Rai
Il figlio di Pippo Baudo racconta la scoperta della paternità, il momento più buio della sua vita e le tensioni nate dopo la morte del conduttore
Cinque appartamenti a Roma, terreni in Sicilia, quote societarie e una lunga storia di guadagni televisivi: il patrimonio lasciato da Pippo Baudo comprendeva beni per diversi milioni di euro. A questo quadro si aggiunge una scelta testamentaria precisa, che ha coinvolto i due figli Tiziana e Alessandro e la storica segretaria Dina Minna.
La vicenda economica, però, è soltanto uno degli aspetti affrontati da Alex Baudo. Nel suo racconto trovano spazio anche la scoperta tardiva delle proprie origini, la morte dell’uomo che lo aveva cresciuto e una notte in cui l’assunzione eccessiva di sonniferi lo portò vicino al coma.
Un patrimonio diviso in tre quote
La volontà di Pippo Baudo è stata quella di assegnare in parti uguali l’eredità a Tiziana, Alessandro e Dina Minna. Alex ha scelto di non contestare quella decisione: ha spiegato di considerarla una disposizione paterna da accettare, senza aggiungere ulteriori commenti sulla questione.
Il patrimonio immobiliare nella capitale superava i 5 milioni di euro. Comprendeva cinque abitazioni di pregio distribuite tra il centro storico e il quartiere Prati, mentre in Sicilia il conduttore possedeva 15 terreni tra Noto e Siracusa, alcuni destinati a vigneti e mandorleti. A questi si aggiungeva un altro appezzamento situato a Fiano Romano.
Tra le attività figuravano anche partecipazioni pari al 20% in due imprese edili catanesi, San Rocco srl e Torre Grifo srl. Nel passato di Baudo rientrava inoltre un palazzo storico ceduto a Berlusconi nel 1988 come penale legata all’uscita da Fininvest.
Le entrate accumulate durante la carriera comprendevano circa 10 milioni di euro per le sole conduzioni del Festival di Sanremo, oltre ai compensi televisivi e pubblicitari. Il quadro economico era completato da una pensione mensile stimata intorno ai 950 euro.
Il nome di Pippo divide ancora
A pochi giorni dalle tensioni tra gli eredi e la Rai, Alex ha contestato le modalità con cui l’azienda ha reso omaggio a suo padre. Il punto più delicato riguarda il Teatro delle Vittorie, struttura simbolica della carriera di Baudo e ormai dismessa dall’emittente.
Alessandro ha raccontato di aver ricevuto l’invito all’iniziativa Rai soltanto la sera precedente. Condividendo la posizione già espressa dalla sorella Tiziana, ha detto: «Si fatica a pensare che da un lato si voglia dismettere il Teatro delle Vittorie, vero luogo simbolico della carriera di Pippo e, dall’altro, credere che intitolargli uno studio a Saxa Rubra sia il giusto omaggio a quello che lui è stato per l’Italia e non solo. Meriterebbe di più».
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La protesta della famiglia si concentra dunque sul valore del riconoscimento scelto dall’azienda. Per Alex, dedicare uno studio a Saxa Rubra non sarebbe sufficiente a rappresentare il ruolo avuto da Pippo Baudo nella storia della televisione italiana.
La verità arrivò a 31 anni
Alessandro seppe di essere figlio di Pippo Baudo nel 1993, quando aveva 31 anni ed era appena diventato padre di Sean. A rivelargli il segreto fu il fratello Riccardo; quella stessa sera scoprì anche che molte persone intorno a lui conoscevano già la verità.
Per anni aveva identificato come padre Tullio, l’uomo che lo aveva cresciuto. La notizia cambiò improvvisamente il senso dei rapporti familiari e lo lasciò tra incredulità, rabbia e disorientamento. «Nel giro di qualche istante scoprii che mio padre Tullio non era mio padre e che a mettermi al mondo era stato un uomo di nome Pippo Baudo», ha ricordato.
La presenza di Pippo nella sua infanzia non era comunque del tutto estranea: Baudo frequentava la casa quando Alessandro e gli altri figli erano piccoli. La consapevolezza della sua identità biologica, però, arrivò soltanto molti anni più tardi e in un momento già segnato da importanti cambiamenti personali.
La notte delle pillole
La fase più difficile si aprì con la morte di Tullio. Alex si ritrovò senza l’uomo che lo aveva accompagnato nella crescita, senza avere ancora costruito un rapporto con il padre biologico e con il figlio lontano, mentre il suo matrimonio attraversava una crisi.
In quel periodo arrivò anche il gesto che avrebbe potuto avere conseguenze gravissime. Una sera prese troppe pillole per dormire e sfiorò il coma. Oggi ha deciso di raccontare quella vicenda nel libro «Papà, un amico di famiglia».
Secondo il suo racconto, soltanto adesso si sente pronto a ricostruire la propria storia e a mettere in ordine i legami affettivi. Ha inoltre riletto la relazione tra Pippo e Mirella alla luce dell’epoca in cui nacque: negli anni Sessanta il divorzio non era ancora previsto dalla legge e l’adulterio costituiva un reato. Una gravidanza fuori dal matrimonio avrebbe potuto esporre la madre a un forte giudizio sociale.
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