Aeroporti senza carburante, aziende al limite: l’effetto dei blocchi
La protesta degli autotrasportatori rallenta autostrade e rifornimenti, mentre il governo annuncia i primi pagamenti e il Sud denuncia danni sempre più pesanti.
Gli effetti della protesta degli autotrasportatori stanno già colpendo trasporti, imprese e distribuzione. In Calabria gli aeroporti di Crotone e Reggio Calabria sono rimasti senza carburante per gli aerei, mentre in diverse aree del Mezzogiorno cominciano a mancare prodotti alimentari e materie prime.
A Lamezia Terme, invece, le operazioni procedono regolarmente. L’avviso diffuso da Enav, destinato a piloti e personale di volo, invita gli equipaggi a organizzare il rifornimento nell’aeroporto di partenza o in quello precedente, assicurando una quantità sufficiente per le tratte successive.
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I pagamenti partono, ma i blocchi restano
Il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha annunciato l’avvio, già nella giornata odierna, dell’erogazione degli aiuti destinati al settore. A margine dell’11esimo Forum internazionale di Conftrasporto-Confcommercio, ha spiegato che le altre misure promesse saranno raccolte in un decreto legge.
Rixi ha chiesto ai manifestanti di interrompere i presidi, sostenendo che le proteste stanno ostacolando le forniture agli ospedali e ai supermercati. Il viceministro ha inoltre espresso il timore di possibili infiltrazioni da parte di gruppi organizzati estranei al comparto e ha ribadito che, in presenza di violazioni, le norme devono essere rispettate.
Anche Matteo Salvini ha fornito i numeri delle risorse disponibili. Il ministro dei Trasporti ha parlato di oltre un miliardo di euro complessivo: 480 milioni per compensare il caro carburante tra marzo e ottobre e più di 500 milioni per il rinnovo dei mezzi.
Per il sostegno al carburante sono state presentate oltre 32mila richieste. Salvini ha ricordato che ai 430 milioni iniziali sono stati aggiunti altri 50 milioni e che l’intervento dovrebbe coprire il 70% degli aumenti, attraverso un prezzo fissato per il gasolio utilizzato nell’attività lavorativa. I primi pagamenti, ha detto, riguardano quasi mezzo miliardo di euro.
Produzione e scaffali già in difficoltà
In Calabria il fermo dei mezzi, accompagnato da presidi in varie province, sta incidendo sulla distribuzione. Nei punti vendita risultano difficili da trovare beni deperibili come carne, frutta, latte fresco e acqua minerale.
Le conseguenze si fanno sentire anche nelle aziende. Gias, gruppo agroalimentare di Mongrassano, nel Cosentino, ha comunicato che potrebbe arrestare domani le linee produttive se non arriveranno le materie prime necessarie. La società, specializzata negli alimenti surgelati, conta 400 dipendenti tra lavoratori fissi e stagionali e registra un fatturato superiore a 70 milioni di euro.
La presidente e amministratrice delegata Gloria Tenuta ha avvertito: «Se domani la situazione non si sblocca ci fermiamo». Secondo la manager, l’interruzione coinvolgerebbe tra 200 e 300 persone. Anche altre imprese segnalano difficoltà nel ricevere i materiali indispensabili per la lavorazione e nel consegnare i prodotti già realizzati.
Gli industriali di Napoli, delle altre quattro province campane e di Bari-Barletta-Andria-Trani hanno descritto una situazione vicina alla paralisi. In una nota hanno chiesto la fine dei blocchi, avvertendo che il protrarsi della mobilitazione aggraverebbe i danni per consumatori e aziende e metterebbe a rischio anche alcuni servizi pubblici essenziali.
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Code sulle autostrade e nuovi presidi
In Campania la mobilitazione ha provocato rallentamenti sulle principali arterie. Intorno alle 10.30 si registravano quattro chilometri di coda sulla A1 tra Caserta Nord e il bivio con la A30, verso Napoli; altri due chilometri erano segnalati tra la barriera di Napoli Nord e Caserta Nord, in direzione Roma. Sulla A30, infine, la coda raggiungeva i due chilometri tra Maddaloni e il collegamento con la A1 verso Caserta.
Una nuova manifestazione ha interessato anche Campobasso. Poco prima delle 10, un corteo composto da camion e trattori è entrato in città da Porta Napoli, sotto la scorta delle forze dell’ordine. La protesta, partita dall’area industriale di Campochiaro con lo slogan «Insieme per il nostro futuro», ha rallentato la circolazione nel centro urbano.
In Sicilia è stato rimosso il presidio di via Oreto, a Palermo, all’innesto dell’autostrada. Rimane però il blocco davanti all’ingresso del porto, al molo Santa Lucia, dove circa venti camion sono parcheggiati sulla strada.
Altri fermi proseguono a Tremestieri, nella zona di Messina Sud, e al casello di San Gregorio, la barriera che consente da Catania l’accesso alla A18 verso Messina. A promuovere i presidi sono soprattutto trasportatori aderenti all’Aias.
Le associazioni chiedono lo sgombero
Fedralog ha annunciato che la sospensione delle attività andrà avanti fino al 27 ottobre. In quella data, secondo l’organizzazione, il ministro Salvini dovrebbe comunicare quali soluzioni e quali impegni il governo intenda adottare per il comparto.
Le associazioni dell’autotrasporto iscritte all’Albo, dopo il confronto di ieri a Milano con Salvini, hanno sollecitato un’azione immediata del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per rimuovere i presidi nel Sud. A loro giudizio, le conseguenze sulla filiera degli approvvigionamenti hanno ormai superato una soglia non sostenibile per cittadini, imprese e per lo stesso settore.
Anita, Cna-Fita, Confartigianato Trasporti, Fai, Fedit, Fiap, Sna Casartigiani, Confcooperative Lavoro e Servizi, Legacoop Produzione e Servizi, Unatras e Assotir hanno sostenuto che la prosecuzione dei blocchi non sia più giustificabile dopo la riapertura del dialogo con il governo.
Le organizzazioni ricordano che l’esecutivo ha promesso liquidità immediata alle imprese e interventi per affrontare l’emergenza. Nel frattempo, però, la protesta continua a pesare sulla mobilità e sulla disponibilità di beni essenziali in diverse regioni.
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