Adriano Giannini, il progetto più personale: «Un film con papà
Dalla gavetta nel doppiaggio agli anni da operatore, l’attore e futuro regista racconta la strada percorsa lontano dall’ombra di Giancarlo Giannini.
Il desiderio di condividere un set con Giancarlo Giannini resta uno degli obiettivi più sentiti da Adriano, ma il percorso del figlio d’arte è stato costruito senza scorciatoie. Attore, doppiatore e ora regista in preparazione, l’artista ha scelto di sviluppare una propria identità anche quando avrebbe potuto affidarsi al patrimonio professionale del padre.
La regia come approdo naturale
Prima di dedicarsi stabilmente alla recitazione, Giannini ha trascorso undici anni sui set come operatore. Un’esperienza iniziata accanto alla madre, Livia Giampalmo, e proseguita lavorando con registi che in seguito lo avrebbero voluto nei loro film, tra cui Steven Soderbergh.
Il debutto davanti alla macchina da presa è arrivato nel 2001 con “Alla rivoluzione sulla due cavalli” di Maurizio Sciarra. In seguito ha recitato, tra gli altri, per Paolo Sorrentino e Nanni Moretti. Oggi considera il passaggio alla regia una conseguenza coerente della propria formazione tecnica: sa come organizzare campo e controcampo e come coordinare il rapporto tra attore e operatore.
Il suo primo film è ancora in fase di sviluppo, ma la storia è già pronta. Per realizzarla non ha attinto alle sceneggiature conservate dal padre, custodite in una cantina insieme a molti progetti rimasti nei cassetti di importanti autori con cui Giancarlo ha lavorato. La scelta, ha spiegato, è stata quella di raccontare un soggetto interamente suo.
Le porte chiuse del doppiaggio
Anche il doppiaggio ha rappresentato una tappa importante, sebbene l’ingresso in quel mondo sia stato segnato da diffidenza e insicurezza. Giannini ha ricordato di aver sofferto, agli inizi, di una sorta di sindrome dell’impostore e di essersi presentato personalmente ai direttori del doppiaggio per cercare un’opportunità.
Il cognome, invece di aprire automaticamente delle possibilità, alimentava il pregiudizio di chi lo invitava a lasciare perdere e a pensare alla carriera dei genitori. «Ho fatto una vera gavetta», ha raccontato, rivendicando il lavoro necessario per conquistare credibilità in autonomia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Con il tempo, quell’esperienza gli ha permesso di maturare una maggiore consapevolezza nei rapporti con il regista e con la troupe. L’obiettivo, ha spiegato, è creare un clima di fiducia ed empatia che consenta a tutti di lavorare nel modo migliore.
Due film e un sogno condiviso
Alla Mostra del Cinema di Venezia Giannini è stato coinvolto in due progetti ai quali è particolarmente legato: “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis e “L’Estranea” di Paolo Strippoli. Parlando della presenza in entrambe le opere, ha osservato: «Sono quasi diventato vice sindaco del Lido. Bello, ma soprattutto perché sono due progetti che amo».
Il rapporto con il padre rimane comunque centrale, anche se Adriano ha raccontato di aver avuto un contatto quotidiano limitato con il cinema durante l’infanzia. I genitori si separarono presto e lui crebbe soprattutto con la madre, doppiatrice, ricevendo una preparazione più tecnica che divistica.
L’idea di dirigere Giancarlo in futuro, però, lo affascina. «Magari, sarebbe bello», ha detto, lasciando aperta la possibilità di realizzare insieme un film, purché il progetto nasca da una storia capace di rappresentare entrambi.
Continua a leggere
Menarini, mezzo secolo di ricerca: la sfida ora sono i giovani
A Firenze la Fondazione Menarini celebra 50 anni di attività e rilancia il proprio impegno per una formazione medica gratuita, internazionale e rivolta soprattutto alle nuove generazioni.
Garlasco, i reperti distrutti e il test mai agli atti: nuovi dubbi sulla bici
Le carte interne del Ris di Parma riporterebbero un esame negativo sul pedale della bicicletta di Alberto Stasi, mai inserito nella documentazione processuale.
Sanità, il conto nascosto è di 18,8 miliardi: cosa rischia il Paese
Il rapporto Gimbe segnala una riduzione effettiva delle risorse rispetto al Pil e stima 32 miliardi aggiuntivi nel prossimo triennio per evitare nuovi costi a carico dei cittadini.
Volontariato aziendale, la svolta è nel “giorno dopo”: cosa cambia
La ricerca di Fondazione Sodalitas e Università di Macerata fotografa programmi più organizzati, capaci di incidere sulle comunità e sulla vita interna delle imprese.