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Cronaca 2 min di lettura39 min fa

A Bologna due trapianti renali con Cizutamig

L’anticorpo sperimentale ha consentito a due pazienti iperimmuni di ricevere un organo dopo 13 anni di attesa

Il Policlinico Sant’Orsola di Bologna ha eseguito i primi due trapianti di rene al mondo con l’impiego di Cizutamig, un farmaco sperimentale contro il rigetto. I due pazienti, considerati quasi incompatibili con qualsiasi donatore, stanno bene a mesi dall’intervento.

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I due pazienti trapiantati

Si tratta di un uomo di 54 anni, residente a Ravenna, e di una donna di 51 anni del Bolognese. Entrambi erano iscritti alla lista d’attesa da 13 anni e, per ogni possibile donatore valutato a livello nazionale, risultavano incompatibili.

Gli interventi sono stati realizzati dal Centro trapianti di rene dell’Irccs Policlinico Sant’Orsola, guidato da Gaetano La Manna. Il medico ha riferito che il paziente operato a Bologna è il primo caso mondiale, mentre il secondo intervento è stato effettuato a Barcellona; nel centro bolognese è stato eseguito anche il terzo trapianto con questa procedura. A distanza di mesi, la funzionalità dei due reni è giudicata ottima.


Come agisce il farmaco

Cizutamig è un anticorpo bispecifico sviluppato dalla società statunitense Candid Therapeutics. Il medicinale è stato somministrato per uso compassionevole con l’obiettivo di eliminare le cellule responsabili della produzione degli anticorpi che possono attaccare l’organo trapiantato.

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Secondo La Manna, il trattamento potrebbe offrire una possibilità a una parte dei pazienti definiti iperimmuni, oggi stimati nel 10% della popolazione complessiva in attesa di un trapianto. In Italia le persone che aspettano un organo sono circa 6100, mentre la categoria più esposta alle incompatibilità rappresenta circa il 30% dei candidati.


Possibili applicazioni future

I risultati sono stati illustrati in Regione alla presenza del presidente Michele de Pascale, dell’assessore alla Sanità Massimo Fabi, della direttrice generale del Policlinico Sant’Orsola Chiara Gibertoni e dei due pazienti.

Rispondendo alle domande sulle applicazioni in altri ambiti, La Manna ha indicato una possibile estensione ai trapianti di cuore. «Pazienti analoghi nei trapianti cardiaci potrebbero avere delle opportunità», ha detto, spiegando che in questo campo esistono meccanismi in parte simili a quelli osservati per il rene.

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