50mila euro e un matrimonio finito: la richiesta dopo la confessione del marito
A Pistoia una donna ha chiesto un risarcimento sostenendo di aver subito conseguenze personali e psicologiche dopo la rivelazione del coniuge, ma il caso si è chiuso con un accordo
La vicenda matrimoniale è arrivata davanti al tribunale di Pistoia con una richiesta di risarcimento pari a 50mila euro. La donna sosteneva che la scoperta dell’omosessualità del marito e della sua relazione con un uomo avesse avuto pesanti conseguenze sulla sua vita, anche perché desiderava da tempo diventare madre.
Il procedimento, tuttavia, non si è concluso con una sentenza. Dopo il divorzio e una fase di trattative durata mesi, i due ex coniugi hanno raggiunto un’intesa privata attraverso la negoziazione assistita.
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La maternità al centro del conflitto
I due si erano sposati alla fine degli anni Novanta. Nel corso del matrimonio, secondo la ricostruzione della moglie, lei avrebbe espresso più volte il desiderio di avere un figlio, trovando però l’opposizione del partner.
La donna avrebbe preso in considerazione anche il congelamento degli ovuli e, in seguito, avrebbe proposto di ricorrere alla fecondazione in vitro. Anche questa possibilità, stando alla sua versione, sarebbe stata respinta dal marito.
La rivelazione e i danni contestati
Dopo alcuni anni, il marito le avrebbe comunicato di essersi innamorato di un uomo e di voler intraprendere una vita con lui. La moglie ha sostenuto che la rivelazione avesse provocato o aggravato problemi di salute, tra cui una sindrome depressiva, con effetti sulla quotidianità e sull’attività lavorativa.
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Nel procedimento la donna ha quindi contestato al coniuge presunti danni economici, biologici e non patrimoniali. A suo giudizio, non essere stata informata prima o durante il matrimonio dell’orientamento sessuale del marito avrebbe inciso su diritti legati alla famiglia, alla salute, alla sessualità e alla possibilità di procreare.
La versione dell’ex marito
L’uomo ha fornito una ricostruzione diversa del rapporto. Secondo la sua posizione, il matrimonio attraversava da tempo una fase di crisi, i coniugi vivevano separati e la moglie avrebbe avuto nel frattempo un’altra relazione.
Il marito ha inoltre sostenuto che la rottura fosse riconducibile a quella situazione e ha respinto l’idea di poter essere obbligato ad avere rapporti intimi o ad avere un figlio. Durante il processo il giudice ha disposto l’avvio della negoziazione assistita.
Dopo un primo arresto e diversi mesi di confronto, le parti hanno trovato un accordo riservato. Poiché l’intesa ha definito la controversia, il tribunale non ha dovuto stabilire se la richiesta di risarcimento fosse fondata.
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