31 milioni sul cantiere Usa: il conto dello sfruttamento a Milano
Per circa 300 operai stranieri arrivano risarcimenti, permessi speciali e sostegni al reddito dopo l’inchiesta sul nuovo Consolato americano.
Il caso del cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti a Milano si chiude con un intervento economico complessivo vicino ai 31 milioni di euro. La parte destinata direttamente agli operai supera i 19 milioni, mentre 238 lavoratori ottengono un permesso di soggiorno speciale e altri 60 accedono alla Naspi.
Un sostegno concreto per gli operai
La misura riguarda circa 300 persone, in larga parte cittadini indiani reclutati nel Paese d’origine e poi sistemati in un residence della provincia di Milano. Per loro sono stati riconosciuti 9,6 milioni di euro legati alle differenze tra gli stipendi ricevuti e quelli previsti dai contratti, oltre a 3 milioni per restituire le somme trattenute per vitto e alloggio.
A queste cifre si aggiungono 7 milioni per i danni morali, una somma pari a circa il 70% in più rispetto agli importi individuali già dovuti. Il provvedimento sui permessi, richiesto dalla Procura, è stato attuato dalle Questure di Milano e Pisa: i documenti hanno validità di 12 mesi e possono essere rinnovati secondo quanto previsto dall’articolo 18-ter.
Le accuse sulle condizioni di lavoro
L’indagine della Procura di Milano ha ricostruito un sistema fondato su giornate lavorative che potevano arrivare a 12 ore e compensi compresi tra 1,50 e 1,91 euro all’ora. Gli operai, secondo gli inquirenti, sarebbero stati richiamati in servizio anche dopo malori, incidenti o dimissioni dall’ospedale.
Il costo dell’alloggio e dei pasti avrebbe raggiunto circa 850 euro mensili. Nel quadro accusatorio compaiono anche pressioni, insulti e minacce legate al possibile rimpatrio. La gip Angelica Cardi ha definito l’impostazione aziendale come basata sulla «negazione dei più basici diritti». Nell’inchiesta sono finiti in carcere due manager: il turco Ulas Demir e l’indiano Aji Appukuttan.
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Il ruolo di Caddell e i nodi ancora
A versare le somme è Caddell Construction, impresa statunitense con ricavi annuali di circa 1,5 miliardi di dollari, coinvolta nella realizzazione di sedi diplomatiche Usa in diversi Paesi insieme alla turca Encka. La società, posta sotto commissariamento a maggio nell’ambito dell’indagine coordinata dal pm Paolo Storari, ha destinato inoltre 7,2 milioni all’Inps e 4 milioni all’Ispettorato territoriale del lavoro.
Il totale degli interventi arriva così a circa 31 milioni di euro. Caddell ha chiarito che il pagamento «non costituisce in alcun modo un’ammissione di responsabilità penale o civile o amministrativa», mentre la Procura ha giudicato positivamente le risorse messe a disposizione per ripristinare condizioni regolari nel cantiere.
Nel parere favorevole alla scarcerazione di Ulas Demir, rimasto detenuto per quasi quattro mesi e assistito dall’avvocato Giuseppe Iannaccone, il pm ha valorizzato l’impegno economico dell’azienda. Caddell è assistita dall’avvocato Francesco Sbisà. Restano da approfondire i rapporti con Encka e quelli tra l’impresa americana e i due dirigenti arrestati: la società non ha infatti cessato la collaborazione con Demir e Appukuttan, che avrebbero sostenuto l’adozione di un piano di ristoro per i dipendenti.
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