Prost esalta Antonelli: giovane, calmo e feroce in pista
L’ex campione McLaren spiega la crescita del pilota Mercedes e ammette di non trovare una spiegazione razionale al suo rendimento.
Kimi Antonelli è diventato campione del mondo di Formula 1 a soli 20 anni, un risultato che ha lasciato Alain Prost senza una spiegazione completa. L’ex pilota della McLaren ha analizzato la crescita del giovane italiano in un’intervista a L’Équipe.
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La pressione non lo frena
Secondo Prost, Antonelli ha gestito con maturità una stagione complicata dagli standard della Mercedes. Il pilota italiano ha dovuto convivere con le aspettative della squadra, con l’attenzione esterna e con il confronto diretto con George Russell, compagno esperto e competitivo.
Il francese ha sottolineato anche la capacità di Antonelli di assimilare rapidamente gli errori. Dopo un primo anno più difficile, il pilota avrebbe costruito una sicurezza crescente, visibile sia nei risultati sia nelle interviste dopo le gare. Prost ha spiegato: «A soli 20 anni riesce a resistere a questa pressione. È stato incredibilmente solido».
La gara di Monaco come prova
Tra gli episodi citati dall’ex campione c’è il fine settimana di Monaco, concluso con la vittoria di Antonelli il 7 giugno. Prost ha raccontato di aver seguito ogni sessione, dalle prove libere alla gara, senza notare sbavature da parte del pilota Mercedes.
Per il francese, proprio la precisione mostrata nei momenti più delicati distingue Antonelli dai coetanei. Quando si cerca la pole position o si lotta per il successo, secondo Prost gli errori arrivano facilmente; il giovane italiano, invece, avrebbe mantenuto una condotta da pilota molto più esperto.
Una generazione diversa
Prost ha messo a confronto il percorso di Antonelli con quello della sua epoca. Il pilota italiano correva già con i kart prima dei 15 anni, mentre Prost arrivò in Formula 1 a 25 anni, dopo aver iniziato più tardi rispetto agli standard attuali.
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La preparazione dei giovani è cambiata insieme alla tecnologia e alla professionalizzazione del campionato. Prost ritiene che l’età possa aver aiutato Antonelli ad adattarsi alle vetture moderne, soprattutto nella gestione dell’energia, perché non aveva accumulato una lunga esperienza su monoposto di concezione tradizionale.
Il ruolo della Ferrari
L’ex campione ha definito sorprendente anche il fatto che il titolo sia finito a un pilota italiano. A suo giudizio, le scelte della Ferrari hanno inciso sulla lunga assenza di campioni italiani: in passato la scuderia preferiva affidarsi a piloti stranieri.
Prost ha comunque ricondotto il successo a più elementi: la vettura, il lavoro della Mercedes, i regolamenti attuali e le qualità personali di Antonelli. Nessuno di questi fattori, preso da solo, basterebbe però a spiegare del tutto il rendimento ottenuto nella sua seconda stagione.
Il confronto con Elio De Angelis
A Prost è stato chiesto anche se Elio De Angelis avrebbe potuto diventare il primo campione del mondo italiano, prima di Antonelli, se non fosse morto nell’incidente del 1986. Il francese lo ha descritto come il possibile campione ideale per personalità, ma ha espresso dubbi sulla sua durezza agonistica.
Il giudizio su Antonelli è diverso. Prost lo considera una persona gentile fuori dall’abitacolo, ma molto aggressiva quando abbassa la visiera: «In macchina è una belva, con una ferocia e una voglia di vincere fuori dal comune».
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