Zhang Weiwei sfida l’Europa: «La leadership cinese è tra le migliori
Il professore di Fudan difende il modello politico di Pechino, accusa l’Ue di aver perso autonomia e invita a evitare una guerra commerciale con la Cina.
La Cina non sarebbe soltanto uno Stato moderno, ma una civiltà politica con radici millenarie. È questa la chiave con cui Zhang Weiwei interpreta il successo di Pechino e contesta l’idea che democrazia liberale, alternanza e multipartitismo possano rappresentare criteri validi in ogni contesto. Durante un incontro dedicato ai rapporti tra Cina e Occidente, il docente ha difeso il sistema cinese e rivolto critiche dure all’Unione europea, giudicata priva di una leadership abbastanza forte.
La Cina oltre il modello occidentale
Zhang Weiwei insegna Relazioni internazionali e dirige il China Institute della Fudan University. È inoltre una figura molto nota nel dibattito pubblico cinese: partecipa al programma politico This Is China, trasmesso da Dragon TV, e i suoi interventi raccolgono un vasto seguito anche sui social. Nel maggio 2021 intervenne davanti al Politburo del Partito comunista cinese, in una riunione presieduta da Xi Jinping, parlando della necessità per Pechino di migliorare il modo in cui presenta sé stessa al mondo.
La sua tesi ruota attorno alla definizione di “Stato-civiltà”. Secondo Zhang, la Cina riunisce le caratteristiche di una grande potenza contemporanea — per abitanti, estensione, industria e apparato amministrativo — con la continuità di una civiltà politica antichissima. Da questa prospettiva, il Paese non dovrebbe essere valutato esclusivamente attraverso categorie nate nella storia europea.
Il professore richiama l’unificazione del 221 avanti Cristo e la tradizione degli esami imperiali, utilizzati per selezionare i funzionari pubblici circa 1.500 anni fa. A suo giudizio, questa eredità spiega l’importanza attribuita ancora oggi all’esperienza amministrativa: molti dirigenti cinesi, prima di arrivare ai vertici, avrebbero governato province con decine di milioni di abitanti, talvolta oltre cento milioni.
Pechino boccia la leadership europea
Da qui nasce il confronto diretto con l’Europa. «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo», ha affermato Zhang, aggiungendo che quella dell’Unione europea gli appare «molto debole» e «molto al di sotto» del livello cinese. La sua posizione ricalca una critica più ampia alle democrazie occidentali, che secondo lui non possono dare per scontata la propria superiorità istituzionale.
Il tema era già emerso nel confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de La fine della storia. Zhang ricorda di aver messo in dubbio l’ottimismo suscitato dalle Primavere arabe, prevedendo una fase successiva definita “inverno arabo”. In quell’occasione aveva anche sostenuto che gli Stati Uniti avessero bisogno di riforme profonde e che il populismo potesse condurre all’elezione di un presidente più impopolare di George W. Bush. Oggi collega quelle valutazioni all’ascesa di Donald Trump.
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La sua lettura, tuttavia, è contestata perché il richiamo alla specificità storica può trasformarsi nella giustificazione di qualsiasi modello politico, comprese le forme più dure di autoritarismo. Il confronto con Fukuyama resta così il simbolo di due interpretazioni opposte della modernizzazione: una fondata sulle istituzioni liberaldemocratiche, l’altra sulla possibilità di percorsi alternativi guidati da Stati-civiltà.
Commercio e autonomia nel mirino
Sul piano economico, Zhang ridimensiona lo squilibrio commerciale tra Cina e Unione europea. Il surplus cinese, sostiene, deve essere letto considerando che una parte delle merci vendute in Europa viene realizzata in Cina da aziende europee, soprattutto nel settore automobilistico. Inoltre, nei servizi sarebbe Pechino a registrare un disavanzo nei confronti dell’Ue.
La posizione cinese, secondo il professore, non punta a conservare un avanzo permanente. L’obiettivo dovrebbe essere ampliare i benefici reciproci, mentre una guerra commerciale danneggerebbe entrambe le parti. «Una guerra commerciale sarebbe semplicemente stupida, sia per la Cina sia per l’Europa», ha dichiarato.
Ancora più severo è il giudizio sui rapporti strategici. Zhang sostiene che Pechino abbia sempre appoggiato l’integrazione europea e una maggiore autonomia dell’Europa, mentre sarebbe stato il continente a ridurre progressivamente la propria indipendenza. Richiamando anche le parole di Emmanuel Macron sul rischio di diventare un vassallo degli Stati Uniti, invita l’Ue a difendere interessi propri e distinti da quelli di Washington, Mosca e Pechino.
Nel suo ragionamento, Donald Trump tende a rispettare soprattutto gli Stati e i leader capaci di mostrarsi forti, tra cui Vladimir Putin e la dirigenza cinese. L’Europa, perciò, non dovrebbe concentrarsi sulla ricerca del favore americano, ma recuperare un’autonoma capacità politica. Zhang considera questa la condizione necessaria per affrontare con maggiore equilibrio la competizione tra le grandi potenze e il futuro delle relazioni con la Cina.
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