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Attualità 3 min di lettura50 min fa

Manovra, Giorgetti frena: il debito salirà ancora nel 2027

La richiesta italiana all’Europa riguarda i vincoli di spesa, mentre il nuovo quadro porta il passivo al 138,5% del Pil prima della discesa prevista dal 2028.

«Non chiediamo una flessibilità ulteriore». Giancarlo Giorgetti ha chiarito così la posizione italiana sui conti pubblici: l’obiettivo non è ottenere nuovo spazio per aumentare il disavanzo, ma evitare correzioni che finirebbero per frenare la crescita. Il tema nasce dall’impatto dell’inflazione sulla spesa primaria, soprattutto per pensioni e assegno unico universale.

L’indice di spesa considerato dalle regole fiscali europee dovrebbe aumentare del 3,3% nel 2027, oltre il limite annuale dell’1,9% e quello cumulato del 2,8%. La questione sarà discussa al prossimo Ecofin in Lussemburgo, anche perché l’aumento delle entrate legato alla crescita nominale dei redditi attenua solo in parte l’effetto sui conti.


La spesa mette Roma sotto pressione

Secondo il ministro dell’Economia, l’incremento dei prezzi rappresenta un «fattore rilevante» nelle verifiche sul rispetto degli impegni concordati con l’Unione europea. L’Italia chiede quindi che questo elemento venga considerato nella valutazione dei vincoli, senza trasformarlo in un’autorizzazione a produrre altro deficit.

Il rischio, in assenza di un diverso criterio di valutazione, è dover adottare misure restrittive per riportare la spesa lungo il percorso stabilito. Interventi di questo tipo migliorerebbero il saldo, ma potrebbero avere conseguenze negative sull’attività economica.


Il debito rinvia la discesa

Il quadro aggiornato prevede che il rapporto tra debito e Pil salga ancora nel 2027, fino al 138,5%, con un aumento di quattro decimali rispetto all’anno precedente. La riduzione dovrebbe cominciare soltanto nel 2028, quando il dato è stimato al 137,9%, per poi scendere al 136,6% nel 2029.

A pesare sono l’extradeficit collegato alla clausola per energia e difesa e gli effetti finanziari residui del Superbonus. La revisione del Pil effettuata dall’Istat migliora il punto di partenza del 2026, portando il rapporto dal 138,6% al 138,1%, ma non basta a modificare l’andamento previsto per gli anni successivi.


Interessi e deficit complicano i calcoli

La spesa per interessi risente dei rendimenti più elevati dei titoli di Stato e delle prospettive sui tassi, ancora condizionate dall’inflazione. Nel 2029, quando non sarà più presente l’extradeficit della clausola, il disavanzo è indicato al 2,3% del Pil, contro il 2,1% stimato in primavera; nello stesso anno il debito dovrebbe attestarsi al 136,6%, anziché al 136,3%.

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Il deficit resterà al 2,9% del Pil nel 2026. Per il 2027 la previsione è del 3,4%, mentre nel 2028 dovrebbe scendere al 3,2% e nel 2029 al 2,3%. Senza l’attivazione della clausola, le stime sarebbero rispettivamente del 2,8% e del 2,6% per il 2027 e il 2028.


La clausola vale 29 miliardi

La deroga per le spese legate a investimenti verdi e difesa sarà utilizzata solo in parte: 29 miliardi invece dei 36 ipotizzati alla vigilia. La scelta comporta la rinuncia temporanea a circa 7 miliardi destinati al 2028; Guido Crosetto ha detto di comprenderne pienamente le motivazioni, pur auspicando che la situazione possa essere rivista.

La quota autorizzata corrisponde allo 0,3% del Pil all’anno per ciascuno dei due capitoli, sia nel 2027 sia nel 2028. Con l’applicazione rigida delle norme europee, l’Italia uscirebbe dalla procedura per disavanzo eccessivo soltanto nel 2030, perché l’extradeficit non verrebbe escluso dal calcolo dei saldi. È però in corso un confronto con Bruxelles per ottenere un trattamento meno severo.


Il Governo approva il nuovo quadro

Le cifre sono contenute nel Documento programmatico di finanza pubblica e nella relazione sullo scostamento, approvati dal Consiglio dei ministri. La decisione arriva mentre i mercati obbligazionari attraversano una fase instabile, elemento che ha spinto Giorgetti a richiamare più volte alla cautela.

Il ministro ha descritto lo scenario come «particolarmente complesso», sottolineando quanto sia diventato difficile formulare previsioni affidabili e mantenere gli obiettivi di finanza pubblica. Ha inoltre chiesto «un approccio più prudente rispetto alle cose annunciate», ricordando che inflazione e rialzo dei rendimenti impongono maggiore attenzione alle misure della prossima manovra.

Le stime sulla crescita restano contenute ma leggermente migliori rispetto alle proiezioni primaverili: l’aumento del Pil è previsto all’1% nel 2026, allo 0,8% nel 2027, allo 0,9% nel 2028 e ancora allo 0,8% nel 2029. Il 2028 resta tuttavia affidato alle decisioni della maggioranza che uscirà dalle elezioni, proprio nell’anno in cui i saldi dovrebbero iniziare a migliorare.

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