4.000Lettori online ora
Attualità 3 min di lettura1 ora fa

Zhang attacca l’Europa: «Leadership debole, serve più autonomia

Il professore cinese difende il modello di Pechino, critica il rapporto europeo con Washington e invita Cina e Unione europea a evitare una guerra commerciale.

L’Europa dovrebbe smettere di cercare l’approvazione degli Stati Uniti e recuperare una propria linea strategica. È questa la tesi sostenuta da Zhang Weiwei, professore di Relazioni internazionali e direttore del China Institute della Fudan University, durante un incontro al Centro Studi Americani promosso dal Berggruen Institute.

Figura molto nota in Cina, Zhang insegna, interviene nel programma politico This Is China di Dragon TV e gode di un’enorme popolarità sui social. Nel maggio 2021 aveva inoltre parlato davanti al Politburo del Partito comunista cinese, in una relazione dedicata alla capacità di Pechino di presentare il proprio modello al resto del mondo.


Pechino rivendica il proprio modello

Il punto di partenza del suo ragionamento è l’idea della Cina come “Stato-civiltà”: non soltanto un Paese moderno, ma la combinazione tra una struttura statale di dimensioni gigantesche e una tradizione politica sviluppatasi senza interruzioni per millenni. Zhang fa risalire questa continuità all’unificazione del 221 avanti Cristo e alla lunga esperienza degli esami imperiali per la selezione dei funzionari.

Secondo il professore, questa storia spiega anche l’importanza attribuita oggi all’esperienza amministrativa dei dirigenti cinesi. A suo giudizio, molti esponenti della leadership hanno governato province con decine di milioni di abitanti, talvolta oltre cento milioni, prima di raggiungere i vertici nazionali. Da qui la sua valutazione: «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo».

Zhang considera invece l’Unione europea penalizzata da una classe dirigente meno efficace. Nel confronto con il sistema cinese, ha definito la leadership europea «molto debole» e «molto al di sotto» di quella di Pechino, sostenendo che il continente meriterebbe una guida più autorevole.


L’Europa tra Washington e Pechino

Nella sua lettura, il problema europeo non riguarda soltanto l’economia. L’Unione avrebbe ridotto la propria autonomia politica e strategica nei confronti degli Stati Uniti, mentre la Cina continuerebbe a sostenere l’integrazione europea e una maggiore indipendenza del continente.

Zhang ha richiamato anche le parole di Emmanuel Macron sul rischio per l’Europa di diventare una sorta di vassallo americano. Ha poi descritto Donald Trump come un leader incline a rispettare soprattutto i Paesi e i governanti forti, citando Vladimir Putin e la dirigenza cinese come esempi coerenti con questa interpretazione.

Il professore ritiene quindi che l’Europa debba difendere i propri interessi senza cercare il favore di Washington. Le sue priorità, ha osservato, non coincidono necessariamente con quelle degli Stati Uniti, della Russia o della Cina.

Chiedi a Readoo3 / 3 oggi

Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.


Commercio, il rischio di uno scontro

Anche sul piano economico Zhang ha invitato a leggere con maggiore attenzione i dati sugli scambi. Il surplus cinese verso l’Europa, ha spiegato, comprende una quota legata a beni prodotti in Cina da imprese europee, soprattutto automobilistiche, e poi venduti nel mercato dell’Unione.

A suo avviso, il quadro cambia ulteriormente includendo il commercio dei servizi, nel quale sarebbe la Cina a registrare un disavanzo nei confronti dell’Europa. Considerando anche i profitti delle aziende europee, il divario complessivo risulterebbe dunque meno ampio di quanto indicato dalle sole merci.

La posizione di Pechino, secondo Zhang, non punta a conservare né un avanzo né un deficit permanente. L’obiettivo dovrebbe essere ampliare i benefici per entrambe le parti, mentre una guerra commerciale sarebbe «semplicemente stupida» per Cina ed Europa.


Ucraina e critica all’Occidente

Le sue posizioni sulla sicurezza europea riprendono in larga misura la linea ufficiale cinese. Zhang ha indicato nell’espansione della Nato una delle principali cause del conflitto in Ucraina e ha giudicato irrazionale l’ipotesi, sostenuta in alcuni Paesi europei, di prepararsi a una possibile guerra con la Russia entro la fine del decennio.

Nel corso dell’intervista ha inoltre ricordato il confronto del 2011 con Francis Fukuyama, autore de La fine della storia. Zhang rivendica di avere previsto il fallimento dell’ottimismo suscitato dalle Primavere arabe, di avere chiesto riforme anche per il sistema politico statunitense e di avere segnalato i rischi del populismo nelle democrazie occidentali.

A distanza di quindici anni, collega quelle valutazioni all’ascesa di Donald Trump e le presenta come conferma della propria critica ai modelli politici occidentali. La sua impostazione resta però fortemente controversa: il richiamo alla specificità storica può infatti trasformarsi, secondo i suoi critici, in una giustificazione dell’eccezionalismo politico e dei sistemi meno democratici.

Ti è piaciuto? Condividilo

Continua a leggere