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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Zhang accende lo scontro: «L’Europa ha una leadership debole

L’intellettuale cinese difende il modello di Pechino, critica la dipendenza europea da Washington e mette in guardia dai rischi di una guerra commerciale.

Per Zhang Weiwei il vero problema dell’Europa non è soltanto la crescita economica, ma la difficoltà di agire con autonomia sul piano politico e strategico. Il professore della Fudan University considera la classe dirigente cinese tra le più preparate al mondo e giudica invece molto fragile quella dell’Unione europea, in un confronto che tocca commercio, rapporti con gli Stati Uniti e guerra in Ucraina.


Il giudizio sulla leadership europea

Zhang ha costruito la propria analisi attorno all’idea della Cina come “Stato-civiltà”: non semplicemente un Paese moderno, ma la combinazione tra una struttura statale di dimensioni enormi e una continuità storica che risale a millenni fa. Da questa premessa deriva la sua critica ai criteri occidentali usati per valutare la legittimità e l’efficienza dei sistemi politici.

Secondo il professore, il modello cinese valorizza l’esperienza amministrativa e la selezione dei dirigenti. Molti esponenti arrivati ai vertici, sostiene, hanno prima governato province con decine di milioni di abitanti, talvolta più di cento milioni. «Considero la leadership politica cinese tra le più competenti al mondo», ha affermato, aggiungendo che l’Europa meriterebbe una guida di livello superiore.


Pechino chiede un rapporto più equilibrato

Sul commercio tra Cina e Unione europea, Zhang respinge l’idea che il disavanzo europeo possa essere letto guardando soltanto alle esportazioni di beni. Una parte del surplus cinese, spiega, sarebbe legata a prodotti realizzati in Cina da aziende europee e poi venduti nel mercato dell’Ue. Inoltre, nei servizi sarebbe Pechino ad avere un saldo negativo.

Inserendo nel calcolo i profitti delle imprese europee e il vantaggio europeo nel comparto dei servizi, il divario apparirebbe quindi meno ampio. La posizione cinese, secondo Zhang, non punta a conservare né un avanzo né un deficit permanente: l’obiettivo dovrebbe essere allargare i benefici per entrambi. «Una guerra commerciale sarebbe semplicemente stupida, sia per la Cina sia per l’Europa», ha detto.


L’Europa tra Washington e Pechino

Zhang sostiene che Pechino abbia sempre favorito l’integrazione europea e una maggiore indipendenza del continente. A suo avviso, negli ultimi anni sarebbe stata invece l’Europa a ridurre la propria autonomia, fino a dipendere maggiormente dalle scelte statunitensi. Nel suo ragionamento richiama anche Emmanuel Macron e le sue denunce sul rischio di una subordinazione europea agli Stati Uniti.

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Il professore attribuisce a Donald Trump una preferenza per i Paesi e i leader che considera forti, citando Vladimir Putin e la dirigenza cinese. L’Europa, perciò, dovrebbe difendere i propri interessi senza cercare a ogni costo il consenso di Washington: le sue priorità, osserva, non coincidono necessariamente con quelle di Stati Uniti, Russia o Cina.


Una lettura alternativa della storia

La teoria dello “Stato-civiltà” affonda le proprie radici nella prima unificazione della Cina, avvenuta nel 221 avanti Cristo, e nella successiva tradizione di selezione dei funzionari attraverso esami imperiali. Zhang utilizza questa lunga continuità per spiegare perché il sistema cinese non possa essere giudicato soltanto attraverso categorie come alternanza elettorale e multipartitismo.

La sua posizione si contrappone a quella di Francis Fukuyama, con cui si confrontò nel 2011 sul futuro della modernizzazione. Zhang ricorda di aver previsto il fallimento dell’ottimismo suscitato dalle Primavere arabe, definendone il possibile esito un “inverno arabo”, e di aver segnalato in anticipo i rischi del populismo per le democrazie occidentali. Nella sua interpretazione, l’ascesa di Donald Trump avrebbe confermato almeno una parte di quelle preoccupazioni.


Ucraina, una distanza ancora netta

Sulla guerra in Ucraina, Zhang riprende la posizione ufficiale di Pechino. L’espansione della Nato viene indicata come una delle cause principali del conflitto, mentre i progetti europei di preparazione a un possibile scontro con la Russia entro la fine del decennio vengono giudicati “irrazionali”.

Il quadro che emerge è quello di un rapporto destinato a restare complesso: l’interesse economico spinge Cina ed Europa a cooperare, ma le divergenze sulla sicurezza, sull’autonomia strategica e sulla forma dei rispettivi sistemi politici rimangono profonde.

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