Una foto dal soffitto fino al Quirinale: il caso dello studente punito
Il quindicenne aveva documentato le perdite d’acqua nella sua aula: ora si chiede la cancellazione della sanzione mentre la Regione finanzia i lavori
Una fotografia scattata in aula per mostrare le infiltrazioni d’acqua è diventata il centro di un caso disciplinare arrivato fino al Quirinale. Secondo l’istanza presentata da Antonio Sorella, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza dell’Isis Mattiussi-Pertini di Pordenone, proprio quelle immagini avrebbero contribuito a riaccendere l’attenzione sulle condizioni dell’edificio e a favorire lo stanziamento di risorse per la messa in sicurezza.
Il destinatario della richiesta è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, al quale Sorella ha chiesto di intervenire per ottenere la revoca della nota assegnata a uno studente di 15 anni. Il ricorso presentato dalla famiglia all’Ufficio scolastico regionale era già stato respinto, mentre il ragazzo, nel frattempo, è stato promosso.
I lavori promessi sull’edificio
La vicenda riguarda l’aula 2D, dove da tempo sarebbero presenti infiltrazioni provenienti dal soffitto. Nell’istanza la situazione viene descritta come un problema protratto negli anni, nonostante il locale fosse già stato chiuso in precedenza; il documento sostiene inoltre che la fotografia abbia reso più evidente il rischio e la necessità di intervenire.
Sul piano degli interventi, l’assessora regionale alle Infrastrutture Cristina Amirante ha indicato nella fine dell’anno il termine previsto per la conclusione dei lavori nell’area interessata. Il progetto comprende il rifacimento della guaina della copertura piana sopra il blocco spogliatoi-palestra, su una superficie di circa 250 metri quadrati. Altre opere sono previste anche nell’istituto Mattiussi.
Perché è scattata la nota
Il fatto risale al 6 maggio. Il ragazzo, iscritto alla seconda classe dell’indirizzo geometra, aveva fotografato il soffitto dell’aula; le immagini erano poi circolate fuori dalla scuola. La dirigenza, guidata da Alessandra Rosset, gli ha contestato l’uso di un dispositivo durante la lezione e la scelta di non segnalare il problema attraverso i canali interni dell’istituto.
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La famiglia ha fornito una versione diversa: secondo i genitori, il giovane avrebbe usato il tablet della classe e lo avrebbe fatto con l’assenso dell’insegnante presente. Dopo il provvedimento disciplinare, i genitori hanno impugnato la decisione davanti all’Ufficio scolastico regionale, senza ottenere l’accoglimento del ricorso. In seguito hanno scelto di non proseguire la controversia sul piano legale.
L’appello per cancellare la sanzione
Sorella ha invece deciso di continuare a contestare la nota, prima rivolgendosi al ministero dell’Istruzione e poi presentando un’istanza al capo dello Stato. Nel documento sostiene che lo studente non abbia agito per danneggiare l’istituto, ma per rendere visibile una situazione di pericolo che, a suo giudizio, richiedeva una risposta concreta.
«Bisognerebbe ringraziarlo e non punirlo», ha affermato Sorella, spiegando le ragioni della richiesta. La stessa posizione viene ribadita nell’istanza, secondo cui la diffusione dello scatto avrebbe contribuito a far emergere il problema e, successivamente, a ottenere un finanziamento straordinario regionale per gli interventi sul plesso. La questione disciplinare, dunque, resta aperta anche se il procedimento scolastico non ha impedito al ragazzo di essere ammesso alla classe successiva.
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