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Attualità 3 min di lettura53 min fa

Zelensky nel mirino: Trump e Mosca chiudono la porta al dialogo

Il presidente statunitense torna ad accusare il leader ucraino, mentre il Cremlino sostiene che una trattativa con l’attuale dirigenza di Kiev sia impraticabile.

A Washington e a Mosca prende forma una linea comune contro Volodymyr Zelensky. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha respinto le accuse di ingerenza sulle elezioni ucraine: «Non è Mosca a obbligare Zelenskyj a indire le elezioni, ma la Costituzione e il popolo».

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Mosca rilancia l’attacco a Kiev

Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha sostenuto che il presidente ucraino non sarebbe disposto ad assumersi la responsabilità di una soluzione negoziata. Secondo Peskov, l’attuale leadership di Kiev rende impraticabile qualsiasi confronto: «È impossibile, per quanto lo si desideri, discutere di qualsiasi cosa con l’attuale leadership ucraina».

Il giudizio russo arriva mentre Donald Trump torna a descrivere Zelensky come il principale ostacolo a un’intesa. Il presidente degli Stati Uniti aveva già affermato, nei giorni scorsi, che l’Ucraina avrebbe bisogno di un nuovo capo dello Stato e aveva attribuito a Kiev responsabilità per gli attacchi contro le raffinerie russe.


Trump insiste sul nodo Zelensky

In un’intervista a Newsmax, Trump ha spiegato di non considerarsi un sostenitore del presidente ucraino e ha paragonato i rapporti con lui a quelli con Vladimir Putin. A suo avviso, il dialogo con il leader russo sarebbe meno complesso rispetto a quello con Zelensky.

Nel frattempo, il presidente ucraino sta incontrando i capi dei Paesi dell’Unione europea a Bruxelles, durante la giornata conclusiva del Consiglio europeo. È in questo contesto diplomatico che si inseriscono le nuove critiche provenienti contemporaneamente dagli Stati Uniti e dalla Russia.


Elezioni e negoziati restano distanti

Trump ha collegato la difficoltà dei colloqui all’ostilità reciproca tra Putin e Zelensky. «Trovo che sia più difficile trattare con Zelensky che con Putin», ha dichiarato, sostenendo che il rapporto personale tra i due leader renda più arduo raggiungere un accordo.

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Il presidente statunitense è tornato anche sulla necessità, a suo giudizio, di convocare elezioni in Ucraina. Zelensky ha però già dato disponibilità a organizzarle nel caso in cui venga garantita una tregua della durata di 2 mesi.


Gli attacchi alle raffinerie

Interpellato sulle nuove operazioni ucraine contro obiettivi energetici russi, Trump ha affermato che i raid rischierebbero di spingere verso l’alto il prezzo mondiale del petrolio. Ha inoltre sostenuto che Kiev potrebbe scegliere obiettivi diversi dalle raffinerie.

«Se mi dite che Zelensky sta colpendo di nuovo le raffinerie, l’unico risultato è un aumento del prezzo mondiale del petrolio», ha detto Trump, definendo la scelta «una vergogna». Nel quadro richiamato nelle sue dichiarazioni rientra anche la crisi dello Stretto di Hormuz, collegata al conflitto iniziato dagli Stati Uniti contro l’Iran.


Il Cremlino guarda alla cooperazione

Kirill Dmitriev, responsabile del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale del Cremlino per la cooperazione economica, ha affermato che il percorso verso la pace potrebbe accelerare con una riduzione del peso politico di Zelensky.

Dmitriev ha aggiunto che i rapporti economici tra Stati Uniti e Russia proseguiranno, citando come esempio l’accordo per la fornitura di gasolio russo a Washington. A suo giudizio, questa collaborazione potrebbe produrre effetti positivi anche per altri Paesi e per l’economia mondiale.

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