Zelensky alza il tiro: raid sulle raffinerie se Trump nega i Patriot
Il presidente ucraino accusa Washington di favorire Putin e lega la tregua sugli impianti energetici russi alla consegna di nuovi sistemi di difesa aerea
Volodymyr Zelensky rilancia la pressione su Washington e annuncia la possibile ripresa degli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Kiev, spiega il presidente, aveva sospeso per tre giorni le operazioni contro gli obiettivi energetici su richiesta degli Stati Uniti, mentre Mosca continuava a colpire infrastrutture e civili.
La condizione posta alla Casa Bianca per mantenere lo stop sarebbe precisa: altri sistemi Patriot per rafforzare la difesa aerea. Zelensky definisce la richiesta il minimo indispensabile e sostiene che, invece di un’intesa, l’Ucraina abbia dovuto affrontare la riduzione del sostegno americano nel campo dell’intelligence e un indebolimento di Starlink.
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Kiev prepara una nuova risposta
Secondo Zelensky, il blocco delle informazioni fornite dagli Stati Uniti ha avuto conseguenze pericolose. Il presidente ucraino respinge inoltre la spiegazione di un guasto tecnico per la temporanea limitazione del servizio satellitare: a suo giudizio, dietro la sospensione ci sarebbe stata una decisione deliberata. Nelle ore successive, tuttavia, Starlink sarebbe tornato a funzionare regolarmente.
Il leader di Kiev ha anche contestato l’idea che spetti all’Ucraina ricucire il rapporto con la Casa Bianca. La relazione con Washington, ha ricordato, era stata costruita come un legame strategico e trasparente. «Non siamo stati noi a distruggere la relazione», ha detto, collegando l’eventuale prosecuzione della tregua sulle raffinerie alla disponibilità americana a fornire gli intercettori Patriot.
L’accusa sull’intesa tra Trump e Putin
Nell’intervista, Zelensky ha rivolto critiche dirette a Donald Trump, sostenendo che il presidente statunitense guardi con favore ai leader autoritari e agli uomini molto ricchi. A suo avviso, Trump considera la permanenza al potere per decenni una prova della forza di un capo, e in questo quadro rientrerebbe anche la sua percezione di Vladimir Putin.
Il presidente ucraino ha poi collegato l’avvicinamento tra Washington e Mosca ai possibili interessi energetici. Le intese economiche tra i due Paesi, ha osservato, potrebbero riguardare soprattutto il gas, mentre la guerra in Europa renderebbe più difficile la realizzazione di nuovi progetti.
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La frattura preoccupa anche gli Usa
Zelensky prevede inoltre una reazione politica interna negli Stati Uniti. Le critiche bipartisan già emerse al Congresso sull’accordo relativo al diesel mostrerebbero, secondo lui, quanto sia controverso fare affari con la Russia mentre gli ucraini combattono e muoiono. Il riferimento sembra comprendere anche le prossime elezioni di metà mandato.
Il presidente ucraino ha definito pura retorica la richiesta di dimissioni arrivata da Trump. La sua preoccupazione principale, ha spiegato, è che Putin non avverta una pressione sufficiente: l’assenza di pressione, secondo Zelensky, lo incoraggerebbe a continuare l’offensiva.
L’Europa chiamata a restare unita
Zelensky ritiene che la contrapposizione tra Europa e Stati Uniti, così come la separazione tra Kiev e Washington, possa favorire il presidente russo. Una simile divisione, ha affermato, consentirebbe a Putin di presentare il conflitto come una situazione in cui la Russia non sta perdendo, ma anzi sta prevalendo.
Il leader ucraino si è detto pronto a cercare una soluzione, ma ha ammesso che proseguire la guerra senza il sostegno americano sarebbe «molto difficile». Per questo, ha concluso, l’Europa dovrà mantenere la compattezza e rafforzarsi per poter sostenere l’Ucraina.
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