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Attualità 1 min di lettura15 ott

Iguazù, il fiume fa paura: cosa è successo alle cascate

L’acqua ha raggiunto livelli eccezionali dopo giorni di pioggia, imponendo limitazioni diverse nei parchi nazionali di Argentina e Brasile.

Sul lato brasiliano il Parco nazionale non ha mai chiuso completamente i cancelli, anche se alcune zone sono state interdette al pubblico. In Argentina, invece, l’accesso ai percorsi è stato sospeso per motivi di sicurezza e poi ripristinato.

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Brasile aperto, ma con restrizioni

La situazione non è stata identica nei due Paesi che condividono l’area delle cascate dell’Iguazù. In Brasile le visite sono proseguite, ma la piena ha reso necessario isolare alcuni settori del parco e impedire il passaggio nelle aree più esposte.

Le limitazioni hanno interessato un periodo particolarmente affollato, coinciso con il lungo fine settimana legato al 12 ottobre, giornata festiva sia in Argentina sia in Brasile. La gestione separata dei due versanti ha portato quindi a misure differenti per i visitatori.


Una portata ben oltre la media

A determinare l’emergenza sono state le precipitazioni intense cadute per diversi giorni. Il volume d’acqua trasportato dal fiume ha oltrepassato i 12 mila metri cubi al secondo, mentre il valore abituale si aggira intorno a 1.500.

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L’incremento eccezionale ha trasformato la piena in un problema diretto per la sicurezza delle persone e per la praticabilità dei camminamenti. Il livello raggiunto ha così imposto una revisione temporanea dell’accesso alle attrazioni naturali.


Riaperti i percorsi argentini

Sul versante argentino, la direzione del Parco nazionale Iguazù ha deciso di bloccare tutti gli itinerari per proteggere visitatori e dipendenti. La sospensione è stata adottata mentre la portata del corso d’acqua continuava a mantenersi su valori straordinari.

Terminata la fase più critica, i percorsi sono stati riaperti. La decisione ha segnato il ritorno alla normale fruizione del settore argentino dopo la chiusura resa necessaria dalla piena record.

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