Youssef Siher torna libero, le ragioni della gip
Per la giudice non ci sono prove di violenza, terrorismo o fuga dopo gli scontri di Milano del 17 e 18 ottobre
Youssef Siher è stato rimesso in libertà dalla gip Tiziana Landoni. Per la giudice, il ricercatore 30enne di Brescia non ha istigato alla violenza, non ha perseguito un progetto eversivo e non ha commesso il reato introdotto dall’ultimo decreto sicurezza.
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Le accuse sulla violenza
Nei messaggi diffusi attraverso il canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, Siher aveva attaccato il governo e invitato a una mobilitazione collettiva. La gip ha però interpretato quelle espressioni come richiami alla disobbedienza civile, non come indicazioni concrete per compiere aggressioni o altri atti violenti.
Anche dopo i messaggi degli iscritti favorevoli ai saccheggi, secondo l’ordinanza, l’indagato non avrebbe approvato né incoraggiato quei comportamenti. Nei contenuti pubblicati non comparirebbero riferimenti ad armi o ad altri strumenti offensivi. Al contrario, ai manifestanti veniva chiesto di mantenere la calma e di restare fermi in caso di lancio di lacrimogeni.
La giudice ha inoltre escluso che Siher e la moglie Sagia Hammoud abbiano preso come modello gli scontri avvenuti a Milano il 17 e 18 ottobre 2026. La loro attività, nella ricostruzione contenuta nel provvedimento, sarebbe stata diretta a coinvolgere più persone in una protesta politica e a favorire la nascita di una coscienza collettiva.
Nessun piano contro lo Stato
L’aggravante del terrorismo è stata ritenuta insostenibile anche nell’ipotesi in cui fossero confermate altre contestazioni. Le iniziative attribuite a Siher, scrive Landoni, non avrebbero prodotto un danno grave allo Stato né avuto lo scopo di intimidire la popolazione provocando un turbamento profondo e duraturo.
Per la gip non emergono nemmeno l’intenzione di costringere gli organi di vertice delle istituzioni o un obiettivo di sovvertimento dell’ordine democratico. La contestazione relativa alla violenza organizzata durante le manifestazioni, reato introdotto di recente, è stata a sua volta esclusa: nei testi pubblicati non sarebbe mai stato prospettato il ricorso ad azioni violente.
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La guida diffusa sui canali
Tra gli elementi valorizzati dall’accusa c’era anche il documento intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso. Liberamente ispirato dal manuale della Rivoluzione del 2011”, presentato come una guida per difendersi in piazza.
Landoni ha osservato che la versione resa pubblica su Telegram non conteneva istruzioni per affrontare le forze dell’ordine né indicazioni su come reagire ai lacrimogeni. Passaggi di questo tipo erano presenti soltanto nella versione completa trovata sul computer dell’indagato, ma non erano stati diffusi nel gruppo.
Il pericolo di fuga
La procura di Milano e la pm Francesca Crupi avevano chiesto la custodia in carcere anche per il rischio che Siher si rendesse irreperibile. La gip ha ricordato però che l’uomo è nato in Italia, ha una moglie e un lavoro; inoltre, nelle indagini non risultano viaggi abituali all’estero.
Quando la polizia ha cercato il ricercatore, sabato, la madre e i suoceri hanno indicato subito che si trovava da un’amica a Milano, dove è stato poi rintracciato. Agli investigatori sono stati forniti anche il numero di telefono, il modello dell’auto e la targa. La mancata consegna del codice per sbloccare il cellulare, secondo l’ordinanza, non basta da sola a dimostrare un intento di fuga.
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