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Attualità 2 min di lettura1 ora fa

Your AI Slop Bores Me, risposte umane alle domande

Il progetto creato da Mihir Maroju usa crediti e risposte degli utenti per sostituire gli algoritmi con persone reali.

Your AI Slop Bores Me è una chat in cui le risposte non vengono elaborate da un sistema automatico, ma da altri utenti. Il servizio, creato da Mihir Maroju a marzo di quest’anno, permette di porre domande o chiedere immagini mantenendo l’aspetto di una normale piattaforma di intelligenza artificiale.

La caratteristica più curiosa è l’imprevedibilità dei risultati: chi risponde deve assumere il ruolo di una macchina, pur essendo una persona in carne e ossa. I creatori spiegano di essersi stancati della diffusione dei contenuti generati automaticamente e di aver scelto di contrastarli attraverso l’ironia.

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Il sistema dei crediti

Per inviare una richiesta servono crediti. Gli utenti possono recuperarli rispondendo ai quesiti pubblicati dagli altri partecipanti, così il sito incentiva sia chi cerca una risposta sia chi è disposto a produrla.

Ogni intervento destinato a un altro utente deve essere completato entro 60 secondi. In cambio, la piattaforma assegna una quantità di nuovi crediti. Le risposte possono essere scritte oppure realizzate con un disegno, in base alla richiesta ricevuta.

Il meccanismo crea un equilibrio interno: le domande consumano risorse, mentre le risposte permettono di accumularne altre. Non servono finanziamenti né collegamenti con strumenti di intelligenza artificiale. Sul sito, i creatori descrivono il progetto come uno spazio affidato soltanto agli esseri umani e alla loro creatività online.


Perché attira gli utenti

Il nome della piattaforma significa letteralmente “la tua robaccia generata dall’intelligenza artificiale mi annoia”. L’espressione richiama il termine usato in rete per indicare la grande quantità di contenuti di bassa qualità prodotti automaticamente e ormai presenti nei social, nei motori di ricerca e nelle aree dei commenti.

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A rendere il servizio particolare è soprattutto l’assenza di risultati prevedibili. Un esempio è la richiesta di raffigurare il cavallo bianco di Napoleone: il disegno è arrivato in meno di un minuto, realizzato da un altro partecipante. Il progetto presenta così un’alternativa alle immagini create dai modelli automatici, senza il consumo di risorse associato alla loro elaborazione.


Il gioco dei ruoli

Chi pone una domanda non sa quale stile troverà dall’altra parte. L’utente chiamato a rispondere, invece, deve intuire che cosa si aspetta il richiedente e costruire una risposta abbastanza convincente da sembrare prodotta da un algoritmo.

Mihir Maroju ha raccontato che spesso le persone si divertono più a interpretare l’intelligenza artificiale che a comportarsi da utenti. Il messaggio associato al progetto invita quindi a “salvare l’umanità rubando il lavoro all’intelligenza artificiale”, trasformando una provocazione sul lavoro e sull’automazione in un gioco collettivo.

La diffusione del sito è legata anche a questo elemento: davanti a risposte sempre più uniformi e difficili da distinguere da quelle umane, la piattaforma restituisce spazio all’errore, all’ironia e alle scelte inattese. Ogni interazione diventa così un piccolo esercizio creativo, affidato a una persona e non a un programma.

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