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Attualità 3 min di lettura2 ore fa

Washington-Kyjiv, lo strappo si allarga: Trump attacca Zelensky

Dagli attacchi russi alle infrastrutture ucraine al caso Starshield, il rapporto tra la Casa Bianca e il presidente ucraino entra in una fase sempre più tesa.

Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, una nuova ondata di droni russi ha colpito varie aree dell’Ucraina. In Volinia, nell’ovest del Paese, circa 370 mila persone sono rimaste senza corrente; a Kyjiv sono stati disposti distacchi urgenti dell’elettricità, mentre a Uman si registrano feriti.

Nelle stesse ore è emerso che dalla Casa Bianca sarebbe arrivata l’indicazione di ridurre il funzionamento di Starshield, la componente militare della rete satellitare Starlink realizzata da SpaceX e utilizzata dalle forze ucraine. Tre funzionari statunitensi e occidentali hanno riferito che il Dipartimento della Difesa avrebbe ricevuto istruzioni in questo senso, senza però chiarire chi abbia impartito materialmente l’ordine o ne abbia seguito l’esecuzione. Alcuni collegamenti sono stati in seguito riattivati.

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Il sostegno americano vacilla

La vicenda del servizio satellitare aggiunge incertezza al rapporto già difficile tra Washington e Kyjiv. Volodymyr Zelensky, in un’intervista registrata mercoledì con il giornalista britannico Piers Morgan, ha detto di sentirsi «tradito» dalle decisioni assunte di recente dagli Stati Uniti.

Il presidente ucraino ha comunque ribadito che il legame con gli Stati Uniti resta indispensabile per la tenuta del suo Paese. A preoccupare il governo di Kyjiv è anche la disponibilità mostrata da Donald Trump a concludere intese economiche con Vladimir Putin: secondo Zelensky, simili accordi potrebbero fornire alla Russia risorse utili per proseguire la guerra.


Trump alza il tono contro Zelensky

Intervenendo in un’intervista televisiva, Trump ha messo in discussione la disponibilità del leader ucraino a chiudere un accordo con Mosca. «Non sono un grande fan di Zelensky», ha affermato il presidente americano, descrivendolo come un interlocutore più complicato di Putin, pur sostenendo che una soluzione negoziata sia ancora possibile.

La Casa Bianca ha inoltre attribuito alle operazioni ucraine contro le raffinerie russe una quota dell’aumento dei prezzi dei carburanti. Trump sostiene che danneggiare la produzione russa di diesel finisca per penalizzare anche gli Stati che dipendono dalle forniture energetiche e ha chiesto di interrompere gli attacchi per contenere il costo dell’energia.

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La tregua energetica è già finita

La posizione americana si scontra con la ricostruzione ucraina degli ultimi giorni. L’11 ottobre Trump aveva annunciato una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, presentandola come un’intesa raggiunta tra Russia e Ucraina; Kyjiv aveva però precisato di non essere stata avvertita prima dell’annuncio.

Nonostante l’assenza di un’intesa preventiva, le autorità ucraine avevano accettato di fermare per alcuni giorni i raid contro le raffinerie russe, a condizione che Mosca facesse altrettanto con la rete energetica ucraina. La Russia ha continuato invece a colpire centrali e strutture civili. Per questo, in un’intervista rilasciata il giorno precedente, Zelensky ha dichiarato terminata la pausa.


Sanzioni e carburanti, lo scontro cresce

I dati commerciali citati nelle ricostruzioni americane ridimensionano tuttavia l’impatto degli attacchi ucraini sul mercato del diesel. La difficoltà nelle forniture sarebbe legata soprattutto agli effetti della guerra in Iran, mentre i raid contro gli impianti russi avrebbero inciso soltanto in misura contenuta.

Poco prima della nuova frizione con Zelensky, Washington aveva autorizzato un alleggerimento delle sanzioni sulle esportazioni di diesel russo. Mosca ha così potuto tornare a vendere carburante sui mercati internazionali, nonostante le restrizioni varate dopo l’invasione dell’Ucraina.

La scelta ha provocato contestazioni anche nel Partito Repubblicano. Un gruppo di senatori appartenenti ai due principali schieramenti ha sollecitato Trump a cancellare il provvedimento, sostenendo che garantisca alla Russia un beneficio economico senza ottenere concessioni equivalenti. Per il governo ucraino, la misura rischia di indebolire la pressione finanziaria su Mosca mentre l’offensiva russa prosegue.

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